27 aprile 2005

MIC Coordinator

Lavoro, lavoro, lavoro. Dopo essere stata ripresa da parecchi di voi per non aver specificato di che lavoro si tratta, non mi resta che passare la pausa pranzo davanti al computer e fornire una – relativamente – succinta descrizione. Ma da dove cominciare? Forse da un pranzo nel novembre dello scorso anno...
Avevo da poco cominciato a guardarmi in giro per quanto riguarda il lavoro, quando avevo incontrato Katharine, americana sposata ad un micronesiano cresciuto negli States e da un anno trasferitisi a Pohnpei. Lei lavorava per un’organizzazione americana – The Nature Conservancy – e tramite amici comuni mi aveva fatto sapere che cercavano una persona per un progetto in collaborazione con l’Università. Eravamo così andate fuori a pranzo e dato che Kate è uno spasso eravamo rimaste a chiacchierare fino a che gli impegni ce l’avevano concesso, lasciandoci con la promessa di risentirci per telefono e discutere veramente di lavoro. Un paio di giorni dopo, tuttavia, una delle persone che era a pranzo con noi mi aveva chiamato per dirmi che Kate aveva lasciato il marito, il lavoro e il paese con i suoi due bambini il giorno dopo il nostro incontro e nessuno aveva la più pallida idea di dove si trovasse. E il suo posto era improvvisamente diventato disponibile...
The Nature Conservancy (TNC) è un’organizzazione non governativa (ong, per quelli di voi che non sono del settore) non molto conosciuta al di fuori degli Stati Uniti. Si tratta di una scelta voluta – lo slogan per lungo tempo è stato qualcosa come “occuparsi di ambiente silenziosamente” – ma a quanto pare la cosa non ha impedito a TNC di diventare la più grande organizzazione al mondo ad occuparsi di conservazione dell’ambiente. Fondata nel lontano 1951 oggi TNC opera in tutti i 50 stati degli USA e in 27 altri paesi, conta 1 milione di membri, ha circa 3200 persone assunte a tempo pieno (di cui 720 scienziati), 1500 volontari e un budget stratosferico di 600 milioni di dollari all’anno. Chi è curioso e ha tempo può dare un’occhiata al sito
http://nature.org .
Una delle caratteristiche più note dell’organizzazione, è il fatto ogni qualvolta è possibile protegge aree di grande importanza ambientale in un modo piuttosto unico: comprandole. Attualmente TNC negli Stati Uniti possiede e amministra circa 15 milioni di acri – l’equivalente europeo di 6 milioniè di ettari – con straordinari risultati di consevazione. Per ragioni etiche, tuttavia, l’acquisto della terra non viene effettuato all’estero. In Micronesia sarebbe comunque impossibile – nessun non-micronesiano può possedere terra – e sinceramente non vedo quale vantaggio potrebbe portare. Ma chiedete ad un americano che cosa fa The Nature Conservancy e siete quasi certi che vi risponderà “Compra terra!” Naturalmente fa migliaia di altre cose, ma questa è un po’ il suo biglietto da visita.
TNC opera in Micronesia dal 1990. L’ufficio fu aperto dal mio capo Bill Raynor, che è tuttara l’anima e l’incontrollabile forza dietro a tutte le attività e i successi dell’organizzazione. Bill merita un racconto a parte, sto cercando di convincerlo a scrivere un libro ma tenendo conto che viaggia da un’isola all’altra dell’intero Pacifico 20 giorni su 30, ha 6 figli, una fattoria e una famiglia allargata che include svariate centinaia di persone mi sa che il progetto va ben oltre le sue già marziane capacità lavorative. Avendo passato 26 anni in questo paese, sposato una donna del posto – la figlia di un capo – e scelto di restare qui per il resto della sua vita, Bill sa benissimo cosa funziona a queste latitudini e come farlo funzionare ancora meglio. Regola n.1: se vuoi risultati e se vuoi che durino a lungo devi lavorare attraverso la gente del posto. Ovvio, ma chi di voi lavora o ha lavorato con ong o altre organizzazioni internazionali sa quanto questo sia un concetto tanto vago quanto difficile da applicare. In Micronesia la terra pubblica è pochissima. La terra, ogni terra – che sia isola, spiaggia, atollo, o foresta – appartiene ai locali. Se vuoi proteggere l’ambiente non puoi far altro che convincere la gente che è nel loro interesse farlo. In questi tempi moderni, tuttavia, non é sempre facile. Le maggiori fonti di reddito della Micronesia provengono dalla natura: la pesca – le licenze per pescare in questi ricchissimi mari sono costosissime e ambitissime – il turismo, i prodotti delle noci di cocco (latte, oli, prodotti di bellezza), tanto per citarne alcuni. Conservare l’ambiente significa sostenere l’economia. Ma significa anche preservare la cultura e le tradizioni di questa genta, che alla natura deve praticamente tutto, anche se talvolta non se ne rende conto.
Quello che Bill ha deciso di fare tramite The Nature Conservancy non è tuttavia cercare di convincere direttamente la gente del posto a proteggere l’ambiente, ma di mettere tutte le risorse dell’organizzazione a disposizione di persone che si occupano di ambiente, così che loro possano lavorare, come si dice, direttamente nel field. In pratica Bill aiuta le ong locali e i dipartimenti dell’ambiente dei vari governi (statali e federale) a fare il loro lavoro: li aiuta a mettere in piedi le organizzazioni, fa parte dei loro consigli direttivi, organizza training, li aiuta a raccogliere fondi. Il nostro ufficio ha un budget di 1,4 milioni di dollari, e siamo solo in tre più due segretarie. Tutto il denaro se ne va in quello che si chiama “capacity building.”
E qui entro in scena io. Un paio d’anni Bill ha accettato la sfida di lanciare un progetto pilota in Micronesia su proposta dell’ufficio di TNC alle Hawaii, che copre l’intera area dell’Asia-Pacifico. L’idea è semplice: creare un network di persone in posizioni chiave che si occupano di ambiente. Il network si chiama Micronesians in Island Conservation (MIC) e ne fanno parte un numero ristretto – 18 al momento – di persone scelte in quanto: 1) originarie della Micronesia o da lungo tempo residenti qui, 2) a capo di organizzazioni o agenzie governative ambientali, 3) con vasto potere amministrativo e decisionale.
I membri dell’MIC si incontrano due volte l’anno in posti sempre diversi per un “ritiro” di quattro giorni. In pratica il ritiro consente a queste persone di discutere di conservazione dell’ambiente in questa regione e di stabilire tutta una serie di contatti e strategie per i mesi o gli anni a venire. Le enormi distanze e i costi dei viaggi e delle comunicazioni, infatti, rendono spesso difficili i contatti tra queste persone. TNC paga per tutto questo. Ma non solo. Permette loro di aiutarsi a vicenda nei mesi tra i ritiri e fornisce tutta una serie di supporti technici ed economici. E i risultati si sono visti subito. Da progetto pilota l’MIC è diventato un network permanente e invece di lunghe negoziazioni adesso basta una telefonata tra i membri per raggiunger un accordo. L’accordo economico-ambientale tra le ong e il governo per l’intera area del Pacifico, tanto per citare un esempio, ha richiesto in media un anno per paese per essere approvato. In Micronesia l’accordo è stato firmato in meno di un mese, dopo che il contenuto era stato ampiamente dibattuto durante uno dei ritiri da parecchi dei firmatari.
A me spetta il compito di coordinare l’intero network. Non è sempre un compito semplicissimo, perchè i membri dell’MIC hanno, per dirla in modo diplomatico, delle personalità decisamente forti. Sono dei leaders in quello che fanno e spesso sono dei capi all’interno delle loro comunità. Vederli interagire è a dir poco interessante. A me spetta l’intera organizzazione dei ritiri (viaggi, alloggio, logistica in genere). In collaborazione con trainers ben più esperti di me, preparo il materiale per il ritiro. Questo comporta mesi di lavoro, dato che i membri dell’MIC misurano in continuazione i progressi dei loro progetti con una serie di valutazioni standard che richiedono analisi, paragoni e aggiornamenti. Contatto e contratto i trainers che vengono a fare sessioni particolari del ritiro. Durante i ritiri sono uno dei facilitatori nelle discussioni. Nelle settimane che seguono il ritiro preparo i rapporti, mando in giro la lista degli accordi stabiliti durante il ritiro e i compiti di ognuno. Etcetera, etcetera, etcetera. Il tutto tenendo conto che faccio training direttamente alle varie organizzazioni e devo tenere me stessa aggiornata e a partecipare alle riunioni dei gruppo di cui TNC Micronesia fa parte. A maggio vado a Washington per 9 giorni. Ad agosto sono a Palau (che è un posto stupendo!) per 6 giorni e in Australia per 11. E poco dopo c’è il prossimo ritiro alle Marianne e un altro training a Bali. Per il resto del tempo posso lavorare dove mi pare – come mi disse Bill durante il mio primo, incidentato, giorno di lavoro: “Puoi lavorare in ufficio o a casa, al ristorante o in bagno, mi basta che le cose all’MIC funzionino”. Ora, cosa può volere uno di più dal proprio capo?

PS: Due settimane dopo essere sparita tanto all’improvviso, Katharine aveva dato notizie di sé a Bill e continuato a lavorare part-time come coordinatore dagli Stati Uniti finchè il lungo processo per trovare il suo sostituto non è terminato e io ho preso il suo posto. L’ho sentita più volte per telefono e mi ha confessato che il nostro pranzo il giorno prima della sua improvvisa partenza era stata la cosa più divertente in quel periodo di crisi familiare.

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