14 settembre 2005

PISH-PISH E ASS-ASS

A 21 mesi la maggior parte dei bambini pronuncia una serie piuttosto consistente di parole. La media si aggira sulla cinquantina, anche se ci sono bambini con vocabolari di 200 e passa parole. Non solo. A questa età i pargoli cominciano a creare frasi... Niente di complicato, verbi all’infinito come adulti imbranati che cercano di imparare un’altra lingua, ma sufficiente a farsi capire.
Sebastian, tuttavia, batte tutte le statistiche. Pronuncia in modo più o meno comprensibile 4 parole: papà (ad ogni occasione), mamma (quando ha bisogno di qualcosa), shoe e baby. A queste si affiancano una serie di parole misto inglese-italiano – come pall (ball/palla) e pish (fish/pesce), mentre non c’è stato verso finora di insegnargli i termini esatti per indicare gli animali. No, lui si esprime a suoni: muuu (mucca), baaa (pecora), wof-wof (cane), miao (gatto, ovvio) quack-quack (qualunque essere con un becco), aaaah (il ruggito del leone e della tigre), e hihihihi (che sta per il chicchirichì del gallo). E poichè gli animali sono la sua grande passione, questi versi sono anche divenuti parte del vocabolario giornaliero mio e di Matt, con grande imbarazzo dei nostri amici.
Lo sviluppo del linguaggio nei bambini dipende da una serie di fattori tra cui il sesso (le bambine parlano prima dei maschietti), l’ordine di nascita (chi ha fratelli più grandi inizia a parlare prima), il numero di linque parlate in casa. Poichè Seb è un primogenito maschio circondato da persone che gli parlano in tre lingue diverse siamo fortunati se riuscirà a dire qualcosa di sensato prima di andare alle elementari! Finora, bisogna essere onesti, Sebastian ha puntato sul sorriso più che sulle parole per farsi capire. E forse è meglio così... Prendiamo “elefante”, animale per il quale Sebastian nutre una viscerale ammirazione, soprattutto da quando il DVD Dumbo è entrato a far parte della sua collezione di classici Disney. Per ragioni note solo a lui, il termine “ass-ass” in casa nostra è diventato sinonimo di elefante. La cosa non ci aveva troppo imbarazzato fino a quando domenica scorsa, non siamo andati fuori a mangiare in un ristorante pieno zeppo di militari americani in libera uscita (la nave da guerra USS Fitzgerald ha fatto sosta a Pohnpei per un paio di giorni, un avvenimento più unico che raro) e Seb ha visto da lontano una persona con un elefante stampato sulla t-shirt. Come se passare davanti ad un centinaio di militari non fosse già abbastanza imbarazzante, Sebastian mi ha trascinato attraverso tutto il locale urlando “ass-ass” e puntando deciso verso la T-shirt. Il povero proprietario ha accettato le mie scuse con un sorriso forzato, e la mia spiegazione deve essergli sembrata ridicola, ma Sebastian è immediatamente entrato nelle simpatie dei marinai nel ristorante, il cui linguaggio – a dir la verità – era tanto sgrammaticato e scurrile quanto quello del nostro pargolo.

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