04 maggio 2006

Viaggio a Bali

Lo so, lo so, lo so, questo non lo dovrei fare... Raccontare di viaggi va bene, ma raccontare di avere un lavoro che ti manda per 10 giorni in quel paradiso che e' Bali e' veramente scorretto. Mi scuso con quelli che si sognano le ferie da mesi... Vi consola sapere che non ho fatto altro che lavorare a Bali? Nove ore al giorni di riunioni-pianificazioni-gruppi di lavoro-progetti che mi hanno lasciato ben poca energia. La mattina presto o la sera verso il tramonto, tuttavia, uscivo armata di macchina fotografica per un giro nei dintorni dello splendido albergo che ci ospitava.
Invece degli affollati e antipatici centri del turismo internazionale, The Nature Conservancy ha come sempre optato per la natura, e cosi' 27 di noi da 14 paesi si sono ritrovati tra i campi di riso e la foresta tropicale nella splendida cittadina di Ubud.
Solo una volta - un paio d'ore prima di ripartire - siamo andati in un elegante bar sulla spiaggia e ci siamo mescolati ai turisti. Dopo giorni di immersione nella tollerante e delicata cultura balinese e' stato un po' uno shock ritrovarsi tra europei e americani in minigonne e scarpe da ginnastica. Ma piu' ancora e' stato sentire dalla mia amica e collega Tri Soekerman -- indonesiana figlia di diplomatici cresciuta in giro per il mondo, una che non si scandalizza certo facilmente -- che a Bali c'e' un'espressione che si traduce "il periodo degli italiani". Sono i mesi da giugno a settembre, quando i miei connazionali prendono le ferie e vengono qui insieme a migliaia di altri turisti, ma distinguendosi da tutti gli altri andando in giro mezzi nudi/nude in un paese dove mostrare le ginocchia e' considerato osceno. E rifiutandosi di coprirsi quando richiesto. Dio come mi sono vergognata...

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