15 aprile 2006


43 ore dopo aver lasciato Chicago finalmente arrivo a Pohnpei.

A CHICAGO RIABBRACCIO LA PANTERONA!!!

Dopo Austin, la conferenza e le traversie del visto per l'Indonesia, sabato mattina mi imbarco per Chicago al dichiarato scopo di (in ordine di importanza lavorativa, non personale):
1) incontrare un paio di donors (come diavolo si traduce donors in italiano? donatori? suona malissimo...)
2) rivedere il direttore di The Nature Conservancy in Illinois e la sua famiglia che l'hanno scorso hanno passato due mesi in Micronesia
3) riabbracciare la mia adorata coinquilina del corso per peacekeepers di Pisa: la mitica Annamaria Pastore, universalmente nota come "la Panterona".
Chicago mi accoglie meglio del previsto, con un gelido venticello rimasto dai mesi a temperature polari che pero' lascia spazio ad un paio di meravigliose giornate primaverili.
Bruce Boyd e la sua famiglia mi ospitano nella loro bella casa tra i boschi fuori Chicago e dopo l'esperienza micronesiana sanno esattamente di cosa ho bisogno: nutrimento per il fisico e la mente. Il primo si materializza in cene in ottimi ristoranti e favolose colazioni a base di yogurt e fragole fresche. Il nutrimento per la mente arriva sotto forma di biglietti per un fantastico spettacolo della Hubbard Street Dance, una visita allo spettacolare ed enorme Botanic Garden, un giro per il Millennium Park e tante conversazioni interessanti.
L'ufficio di The Nature Conservancy a Chicago sta in una posizione fantastica, proprio di fronte al lago e ad un vasto spazio aperto che fino a qualche anno fa era un enorme e deprimente parchieggio e che ora e' quella meraviglia chiamata Millennium Park. Dalle finestre dell'ufficio si vedono i giardini (ancora spogli vista la stagione) e le opere d'arte che sono gia' diventate parte integrante della vita degli abitanti di Chicago, tra cui il Pritzker Pavillion, l'enorme spazio aperto per concerti creato dal quel genio di Frank Gehry (l'architetto del Museo Guggenheim di Bilbao), e il Claud Gate, opera dell'artista britannico Anish Kapoor, l'enorme scultura a forma di fagiolo (da cui il soprannome Bean oppure Jelly Bean) che riflette tutti i grattacieli della citta'.
Dopo anni di vagabondaggi tra il Kosovo, e l'Africa, la Panterona e suo marito Nahad sono arrivati a Chicago qualche anno fa. Ritrovarci e' stato come fare un salto indietro a Pisa. Annamaria e' sempre la stessa, sempre in bilico tra Broadway e le Nazioni Unite, tre secondi dopo averla abbracciata stavo gia' ridendo come una matta. Purtroppo non c'e' stato proprio tempo di ciaccolare per bene ed entrambe necessitiamo di un altro incontro senza distrazioni. Tra i miei impegni e i suoi (multipli, come al solito -- lavora per il Rotary International e insegna Human Rights and Health alla Northwestern University) siamo riuscite a passare solo poche ore insieme. Bruce e Beth sono rimasti assolutamente affascinate da lei e Nahad, e innumerevoli domande sono rimaste in lista d'attesa, incluse quelle sul nuovo papa, che Annamaria conosce dai tempi del suo lavoro alla sala stampa del Vaticano. Se solo potessero venire a trovarci in Micronesia!!!


Per i Peacekeepers sparpagliati in mezzo mondo, ecco le coinquiline riunite in quel di Chicago davanti al gigantesco Jelly Bean!

Il Millennium Park visto dall'ufficio di The Nature Conservancy.

10 aprile 2006

AUGURI DA SEBASTIAN

Ecco il biglietto di auguri che Sebi ha preparato per il recente compleanno dello zio Gianni.

Happy Birthday!

DOVE STA LA MICRONESIA???

Per il mio prossimo (e ultimo per un po') viaggio devo procurarmi un Business Visa. Destinazione: Bali, Indonesia. Visto che non ho nessuna intenzione di spedire il mio passaporto in giro per le ambasciate indonesiane di mezzo mondo mentre sto a Pohnpei, ho contattato il consolato dell'Indonesia che sta ad Houston, in Texas e chiesto se potevano farmi il visto mentre ero negli Stati Uniti.
Loro hanno detto di si, io ho spedito via Fed Ex tutta la documentazione e il mio passaporto appena arrivata in Texas per la conferenza e naturalmente le cose hanno cominciato a prendere una piega sbagliata. I dettagli sono inutili ma la conclusione e' che io sono ancora senza visto. La responsabile del consolato, insistendo di avermi detto al telefono che solo l'ambasciata di Washington poteva farmi il visto ha concluso la telefonata cosi':

" Beh, lei e' italiana e la Micronesia sta in Europa, quindi dovrebbe richiedere il visto in Europa"!

La povera donna si e' cocciutamente rifiutata di credere che la Micronesia sta di fianco all'Indonesia e mi ha quasi sbattuto giu' il telefono.
Se c'e' qualcuno in grado di mette a dura prova la pazienza di Giobbe e allo stesso tempo ti costringe ad essere supereducato e accomodante e' un diplomatico di un paese in via di sviluppo che ha in mano il tuo passaporto mentre tu stai a centinaia di chilometri di distanza in un paese che non e' nemmeno il tuo!

I PIPPISTRELLI DI AUSTIN


Pippistrelli nella notte

08 aprile 2006

AUSTIN, TEXAS

Chi l'avrebbe mai detto che avrei trovato un angolo di Texas piacevole... Famoso per essere uno stato ultra-conservatore e regno della famiglia Bush, il Texas mi ha accolto all'aeroporto George Bush di Houston con poster giganti di George jr e Laura, cappelli da cow boy ovunque e una serie notevole di librerie piene fino all'inverosimile di libri piuttosto di parte - incluso un bestseller intitolato "The Bush Family Cookbook". Tenendo conto che l'attuale Presidente confessa di avere gusti limitatissimi in fatto di cibo, mi chiedo cosa contengano le 200 e passa pagine. Mah...
Stato con la piu' alta percentuale di sentenze alla pena di morte (quasi esclusivamente per persone di colore, non importa se spesso mancano le prove), nessun limite all'uso delle armi (meglio non sollevare l'argomento quaggiu', credetemi) e praticamente nessun interesse per cio' che sta al di fuori dei confini dello stato, il Texas non e' mai stato nella mia lista dei paesi da visitare.
Ma poi uno viene ad Austin... Austin, capitale dello stato, ha due soprannomi:
1) Music Capital of the Wolrd
2) Texas Weirdest City
Partiamo dall'ultimo. Citta' piu' strana del Texas, non ci sono dubbi in proposito. Liberale e tollerante, Austin e' un'oasi nel mezzo di un deserto.
"Capitale mondiale della musica" mi era sempre sembrata un'esagerazione, ma questa citta' e' un vero paradiso. Ogni giorno della settimana ci sono almeno 80 concerti dal vivo in giro per la citta'. Gruppi country, blues, jazz, rock e qualunque altro miscuglio suonano ovunque: nei bar, nei ristorandi, all'interno dei negozi, nei parchi, per strada. Camminare per Austin e' come passeggiare nei corridoi di un conservatorio. Si sentono decine, voci e canzoni diverse, metro dopo metro. Mai vista una cosa del genere. E l'ingresso nei locali non costa piu' di 5 dollari a testa! Dopo l'uragano Katrina poi, quasi tutti i musicisti professionisti di New Orleans si sono temporaneamente trasferiti qui e non c'e' dubbio che in questo periodo Austin e' davvero la capitale mondiale della musica.
Purtroppo la Conferenza mi ha tenuta "inprigionata" in un grande albergo per tre giorni, senza contare che io facevo parte del Team che l'ha organizzata e quindi ho lavorato quasi il doppio. Unici momenti di liberta' verso sera, quando meta' dei partecipanti (600 persone in tutto) si riversava sul ponte vicino all'albergo per vedere un'altra delle meraviglie di Austin: la piu' grande comunita' di pippistrelli del paese. I pippistrelli vivono sotto il grande ponte ed escono al tramonto. Migliaia e migliaia di pippistrelli che si muovono come un'enorme sciame... uno spettacolo assolutamente incredibile.

Il ponte dei pippistrelli. Sullo sfondo, il Capitol. Austin e non Dallas e' la capitale del Texas.

La mia "prigione": lo Hyatt Hotel.

25 marzo 2006

IL LETTO IN UNA MACCHINA

Non capita anche a voi di fare gli acquisti migliori quando siete in cerca di qualcosa di completamente diverso (che naturalmente non riuscite a trovare)?
Tre settimane fa ero in giro per i negozi dell'isola con la nostra segretaria in cerca di sedie per il tavolo riunioni dell'ufficio quando sono incappata in un fantastico letto per bimbo a forma di macchina. A dire il vero c'era solo l'esterno - niente piano orizzontale ne' materasso - ed era chiaro che i proprietari del negozio avevano sempre pensato che fosse un enorme giocattolo. Credo che l'idea di un letto di quella forma sia oltre le capacita' d'immaginazione di ogni micronesiano. Voglio dire, qui tutti dormono su materassi di gommapiuma per terra (e' la tradizione, e poi permette di accomodare un numero illimitato di persone) e i bambini sono gli ultimi a godere del "privilegio" di un letto rialzato.
Se pensate che dormire per terra sia incivile, beh ricredetevi. Lo abbiamo fatto anche noi prima che il nostro container arrivasse e lo abbiamo trovato cosi' comodo che abbiamo continuato a farlo per un po'. Sebastian poi aveva 10 mesi e gattonava, e il letto per terra gli ha permesso di muoversi senza cadere e di giocare da solo senza chiamarci quando si svegliava. E cosi' lui ha continuato a dormire sul pavimento fino ad adesso. L'unico inconveniente e' che quando viaggiamo deve dormire per terra altrimenti cade dal letto, cosa non semplicissima perche' non possiamo portarci dietro un materasso...
Non avendo mai visto letti per bambini in Micronesia avevamo comperato il legno per fargliene uno - Matt e' un ottimo falegname e ha costruito tutte le nostre librerie - ma poi io sono incappata in questa meraviglia di macchina. Come poter resistere?

24 marzo 2006


Il sogno di ogni maschietto!

QUALCOSA SUL CLIMA A POHNPEI…

Mettiamola cosi’: una lussureggiante foresta tropicale richiede acqua. Tantissima acqua. A Pohnpei piove come nessun altro posto al mondo con l’eccezione di uno dei picchi hawaiani: circa 10 metri (!!!) di precipitazioni annue sulle cime e circa la meta’ a livello del mare. In pratica l’altitudine a cui si trova casa tua determina quante secchiate d’acqua il buon dio ti scarica sulla testa giornalmente. Posso assicurare che stare sul cucuzzolo di una collinetta piuttosto che alla base fa un’enorme differenza.
In base a dati raccolti per circa 30 anni, a Kolonia (dove viviamo noi), questa e’ la presenza media delle nuvole in un anno:
- cielo terso = 3 giorni
- parzialmente nuvoloso = 63 giorni
- nuvoloso = 299 giorni
Se l’idea di stare su un’isola tropicale che a malapena vede il sole suona deprimente, vi invito a passare quaggiu’ una delle 3 giornata totalmente soleggiate. Una fornace con 98% di umidita’ e’ un paragone azzeccato.
La realta’ e’ che le nuvole sono sempre in constante movimento. Le giornate sono un’alternarni poco prevedibile di pioggia e sole a cui ben pochi fanno caso. Non si vedono ombrelli in giro e anche l’acquazzone piu’ energetico lascia ben pochi segni. Tutto si asciuga – compresi i tuoi vestiti – in pochi minuti.

Le immancabili nuvole sopra Pohnpei.

20 marzo 2006

MICHELANGELO STAI IN GUARDIA!

Alle Hawai'i ho comperato -- senza troppa convinzione -- un set di colori e pennelli per bambini per Sebastian. Come si puo' vedere qui sotto dalle foto, lui ha apprezzato moltissimo e si e' dedicato ai "disegni" con enorme concentrazione e assoluto silenzio. Che devo dire, Michelangelo caro, dopo qualche secolo e' finalmente arrivato il tuo successore!!!

L'opera all'inizio...

... e dopo un'ora di silenzioso e attento lavoro.

17 marzo 2006

SI TORNA A CASA!

La settimana di training alle Hawaii e’ finita e io sono in partenza domani mattina all’alba. Aereo alle 6:55, questi incivili! Contrariamente a tutte le mie aspettative sono riuscita a dormire veramente poco. Tanto per cominciare l’aereo dalla Micronesia raggiunge le Hawaii in piena notte e tra una cosa e l’altra non ho messo piede in camera che alle 5 del mattino. Tenendo conto del fuso orario e del fatto che il training e’ iniziato alle 9, questo spiega come la prima notte sia stata un disastro. Ah, dimenticavo, durante il volo il mio vicino di prima classe (ho accumulato talmente tante miglia che mi assegnano la prima classe per pieta’...) si e’ bevuto 13 bicchieri di champagne. Li ho contati tutti, credetemi. Il tizio – un enorme micronesiano con evidenti problemi respiratori – li ha mandati tutti giu’ senza battere ciglio. Tutti a parte quello che ha inavvertitamente rovesciato addosso a me e sopra la tastiera del mio computer, naturalmente.

FINALMENTE SO COME PRONUNCIARE HAWAI’I

La settimana e’ proceduta senza troppi intoppi, ma una sorpresa e’ stata il mini-corso di lingua hawaiana. Effetto collaterale: instantaneo innamoramento. Queste sono isole fantastiche, le piu’ isolate al mondo, con una varieta’ di piante e animali assolutamente unica (dovuta all’isolamento) e una cultura straordinaria. Prima che gli americani la spazzassero via per fare delle Hawaii il 50imo stato della federazione, naturalmente.
La lingua e’ piena di vocali e di acca e incredibilmente musicale. Ma a anche significati straordinari, con parole che hanno multipli significati, talvolta diversissimi ma legati da ovvie connessioni se si conosce la ricchissima storia degli hawaiiani.
Qualche esempio di parole:
‘ōhi’a eloua – uno dei fiori locali
‘ōpae kala’ole – gambero
‘o’opu alamo’o – uno dei pesci piu’ rari
Gli apostrofi indicato brevi interruzioni nella pronuncia, il trattino indica la doppia lettera.
E il nome Hawaii? Convinti che si pronunci “Auai”? Hu hu. No, se venite qui non provate nemmeno a dire quella parola. La scrittura corretta e’ Hawai’i e la pronuncia “haua(con l’acca!)-pausa-i(lunga, come ii)

10 marzo 2006

MA QUANTO GRANDE E' LA MICRONESIA?

Questa e' una mappa che usiamo spesso nelle power point presentations quando dobbiamo mostrare dov'e' la Micronesia e quanto grande e'. Come si vede, la Regione Micronesia include Palau, le isole Marshalls, gli Stati Federati della Micronesia, it territorio americano di Guam e le isole Marianne.
La sovrapposizione della cartina degli Stati Uniti aiuta a capire quanto grande sia questa regione!

E noi stiamo proprio li'!

CAPELLI

Dopo aver messo nel sito la foto che mi ritrae in Australia, Doni da Parigi mi ha scritto chiedendo come mai mi sono fatta crescere i capelli. E' una domanda che mi sono sentita rivolgere spesso ultimamente. Risposta: la mancanza di un parrucchiere decente. Mettiamola cosi': questo e' un paese dove le donne portano i capelli lunghi. Tanto lunghi. Questa mattina ho chiesto a Serleen, la nostra segretaria di sciogliere lo chignon cosi' da poter fare una foto della sua chioma e pubblicarla qui. Il suo commento? "Ma sono corti adesso! E poi da quando ho avuto i bimbi ne ho perso la meta'!" E c'e' da crederle. Sua sorella ha i capelli che arrivano ai polpacci e in giro si vedono ragazzine con certe trecce che arrivano a meta' coscia grosse ognuna come il mio braccio.
Neri e lucentissimi grazie all'olio di cocco, i capelli qui si portano in grossi chignon per evitare il caldo. Sciolti si portano solo durante le danze o la sera, quando la calura si fa meno sentire. E se atterrate all'aeroporto dell'isola di Yap trovate ad accogliervi una stupenda ragazza micronesiana in topless e gonna di paglia con i capelli sciolti... (le tradizionalissime comunita' del posto hanno dichiarato il topless obbligatorio per gli abitanti). Inutile dire che noi povere occidentali crepiamo d'invidia di fronte a queste chiome stupende. L'inica ripicca sarebbe sfoggiare tagli perfetti e colpi di sole fatti a regola d'arte, ma le uniche due parrucchiere - entrambe Filippine - sono totalmente incapaci di fare qualunque cosa che non sia rasare le teste a zero - pratica diffusa per i bambini (la gente del posto crede che questo renda i capelli piu' forti). Soluzione: Matt si taglia i capelli da solo, io li faccio crescere.

Serleen

08 marzo 2006

LAMINGTON NATIONAL PARK - Australia

A meta' febbraio il lavoro mi ha portato di nuovo in Australia per uno dei nostri meeting annuali. Come al solito, The Nature Conservancy ha scelto un posto isolato, bellissimo e eco-friendly. Per cinque giorni 40 di noi sono stati nel quasi completo isolamento (due soli telefoni, no internet) del famosissimo O'Reilley's Resort all'interno dell'impenetrabile foresta tropicale di Lamington National Park.
Lamington e' talmente bello che fa parte della lista dei luoghi Patrimonio dell"Umanita' dell'UNESCO e la famiglia O'Reilley e' da ben 80 anni la proprietaria dell'unico alloggio all'interno del parco.
La strada per arrivarci pero' e' terribile, tutta un tornante e larga a malapena quanto il minibus.

Una delle cose che rendono Lamington famoso. La famiglia O'Reilley ha costruito una passerella sospesa tra le cime degli altissimi alberi della foresta tropicale. Lunga circa mezzo chilometro, non e' proprio adatta a chi soffre di vertigini!

La passerella e' talmente in alto che si fa fatica a vedere il terreno in basso.

Un compagno per colazione. Uno dei numerosi pappagalli mi ha rubato lo zucchero mentre bevevo il te sul terrazzo della camera.

Il fantastico paesaggio di Lamington National Park al tramonto.

Le mie colleghe dall'Indonesia, la Micronesia, la Papua Nuova Guinea e Guam. Prima che il fotografo ci interrompesse stavamo discutendo l'importanza delle scarpe nella vita di ogni Italiano (giuro!). Il fatto che diversamente da tutti gli altri non portavo ciabatte, infradito o sandali ma un paio di italianissime scarpe di pelle era diventato l'argomento di conversazione del meeting. Per giorni questa etichetta di "esperta della moda" mi ha accompagnato ovunque andassi!

VIGNETTE

Oggi Maurizio mi ha mandato una vignetta carina e ho pensato di metterla qui - anche se e' un po' piccola. E poi visto che c'ero ne ho messa un'altra che prova, oltre ogni dubbio, il riscaldamento del pianeta.

Avian flu!

Impossibile negare l'evidenza...

28 febbraio 2006

TRAMONTO E PIOGGIA

Aperitivo al Village Hotel una domenica pomeriggio che Matt e Sebastian sono a casa di amici a guardare la partita di basket. Il sole tramonta oltre le montagne e i raggi si riflettono sulle nuvole dall'altra parte dell'isola. E poi inizia a piovere... E cosi' ci ritroviamo spettatori di un fenomeno piuttosto unico, con l'arcobaleno che quasi sparisce tra le nuvole che da rosa lentamente diventano sempre piu' arancioni a mano a mano che la pioggia avanza.

La vista all'inizio dello strano effetto...

... e qualche secondo prima che la pioggia investa in pieno il gazebo e costringa tutti alla fuga.

27 febbraio 2006

FOTO AEREE

Qualche giorno fa stavo cercando tra le mie foto qualche immagine che si potesse usare per un poster sul nostro lavoro in Micronesia quando la segretaria ha tirato fuori un CD di foto fatte qualche anno fa da un fotografo professionista, Jez O’Hare. Sono tutte stupende e io ne approfitto per metterne qualcuna qui.
Si tratta di foto aeree di Pohnpei e dei due atolli vicini – Ant e Pakin – una combinazione insolita perche’ solitamente le isole distano solitamente centinaia di chilometri l’una dall’altra. Questo gruppetto tuttavia e’ insolito anche per un’altra ragione: le isole hanno eta’ notevolmente diverse. I due atolli sono decisamente piu’ vecchi. Si tratta di cime origine vulcanica che sono sprofondate sotto il proprio peso e di cui e’ rimasto solo il bordo, sotto forma di barriera corallina.

Pakin

Poco piu’ di duecento persone abitano questo atollo dalla laguna decisamente blu e decisamente inaccessibile. Non ci sono infatti accessi alla laguna dal mare; come si vede non ci sono interruzioni nella barriera corallina. Provate pero’ ad immaginare di vivere in un posto che misura poche migliaia di metri quadrati e ha un’altitudine massima di un metro ma che talvolta si trova nella strada di un tifone... Pakin, Ant e Pohnpei per fortuna sono fuori dalla rotta dei tifoni, ma non e’ il caso di centinaia di altri atolli simili.

Pakin fotografato da Jez O'Hare durante un volo con un piccolo aereo privato.

Ant

Ant, spledido Ant. Solo pochi chilometri di mare separano questo splendido atollo da Pohnpei – a destra in alto nella foto. Paradiso dei sub, oasi quasi incontaminata, Ant e’ l’unico degli oltre 600 atolli della Micronesia ad appartenere ad una sola famiglia. Un paradiso privato. Non fu sempre cosi’, l'isola apparteneva a vari proprietari in passato. Ma verso gli anni ’20 Henry Nanpei – scaltro Micronesiano di un’importante famiglia di Pohnpei – comincio’ a barattare oggetti di importazione Europea con la terra dei suoi concittadini e in breve tempo entro’ in possesso dell’atollo e di circa meta’ di Pohnpei. L’amministrazione coloniale tedesca gli contesto’ i titoli di proprieta’ e riusci’ a far restituire la maggior parte della terra ai vecchi proprietari, ma l’atollo e’ rimasto della famiglia. Oggi la famiglia conta svariate centinaia di discendenti in perenne baruffa tra di loro e le battaglie legali hanno fortunatamente impedito ogni sviluppo del posto. Nessuno abita permanentemente sull’isola, anche se per visitarla serve avere il permesso della famiglia – cosa tra l’altro non difficile da ottenere, basta pagare il pedaggio fissato!

Ant fotografato da Jez O'Hare.

Pohnpei

La ben piu’ giovane Pohnpei mostra tutta la sua bellezza. Ancora circa un milione di anni lontana dallo sprofondamento totale (anche se lo spazio tra la barriera corallina e l’isola mostra che le cose proseguono lentamente ma inesorabilmente) l’isola e’ un paradiso tropicale. Niente spiagge, ma foreste di alberi giganteschi coperti di muschio e punteggiate di cascate scendono dai picchi piu’ alti direttamente fino al mare.

Pohnpei. Dal basso verso l'alto: la barriera corallina, la laguna, l'aeroporto, la "citta'" e le montagne dell'interno.

24 febbraio 2006


Sono stanco, e' ora di fare la nanna e non mi importa se la bimba piu' bella dell'isola non fa altro che sbaciucchiarmi!

06 febbraio 2006

PAZIENZA E MANO FERMA

Siamo onesti, visto il vocabolario tristemente ristretto, Sebastian arranca - peraltro felicemente - in quanto a capacita' verbali. In compenso le capacita' motorie non sono male. Nemmeno Matt e' mai riuscito ad impilare diciotto cubetti di fila senza crolli!

Il cubista.

25 gennaio 2006

IN CALIFORNIA PER NATALE

Partenza il 21 di dicembre e ritorno il 4 gennaio. Due settimane a casa dei genitori di Matt per la riunione di famiglia. C'erano proprio tutti e nonostante l'inevitabile confusione generata da 6 bambini piccoli, e' stato veramente un Natale speciale.

24 gennaio 2006


Un trio che pisola: Matt, Sebastian e l'inseparabile Rino.

In transito verso la California con il frigo portatile pieno di tonno fresco ;-)

Asilo ambulante: in macchina verso il parco con zia Mariah, sorella di Matt. Da sx: Sebastian (2) con i cuginetti Luke e Eliana (4, gemelli) dietro di lui e Benjamin (3) di fianco.

L'albero di natale decorato a motivi africani. Piu' di 150 regali -- la maggior parte per i bimbi -- e non piu' spazio.

Tutti i cuginetti riuniti per costruire e decorare la Gingerbread House. Inutile dire che caramelle e confetti sono finiti piu' in bocca che sulla casetta. Da sx: Benjamin (3), Eliana e Luke (4), Kayla (5) e Carolyn (7)

Con Shaun e Felicia, amici carissimi che hanno lasciato Pohnpei in giugno e ora vivono a Los Angeles. Sebastian ha per loro una vera passione, ma quando si e' reso conto che stavamo uscendo a cena senza di lui non ha apprezzato.

Scendendo le scale dalla guest house alla casa principale con papa'. Il giardino "in salita" di grandma Karen ha piu' di 450 speci diverse di piante, il che significa che ci sono in totale piu' di 1500 piante - 75 tipi diversi di rose per esempio.

Hiiiiiiiii!

La prima volta davanti and un treno vero. Tanto bello da non aver parole!

Nonostante il tempo non proprio caldissimo -- il maglione era decisamente d'obbligo -- un tuffo al giorno in piscina e' stato d'obbligo. Per fortuna che l'acqua era riscaldata!

Giocando con zia Mariah.

Cheese!!!!

Avevo portato con me in California la custodia della macchina fotografica che uso per le foto sott'acqua (o sotto la pioggia) in Micronesia e ci siamo divertiti un sacco a fare foto in piscina! Questa e' Mariah con i gemelli.

Catturando gli ultimi raggi del sole pomeridiano

Sotto lo sguardo dei pesci colorati.

La giornata ideale di un bimbo di due anni: girare per lo zoo guidando la macchina!

L'adorato Rino versava in condizioni pietose, ormai senza piu' imbottitura, quando grandma Karen ha condotto l'operazione riempimento sotto lo sguardo preoccupato di Sebastian. Come ogni buon turista negli States, tuttavia, il povero Rino e' tornato a casa grassissimo!

Il regalo preferito in assoluto: il trenino di legno. Per ragioni note solo a lui, il modo migliore di giocarci e' sedersi al centro...

Complicato ma a lui piace cosi'.

Leggendo le istruzioni all'uscita dell'Ikea

11 gennaio 2006

PALAU, PALAU, PALAU, PALAU, PALAU...

La Repubblica di Palau e’ uno di quei posti che sembra uscito da un libro di Stefano Benni. Piu’ impari sul posto e piu’ ti sembra impossibile che esista. Un manipolo di isole – circa 600 – appena sopra l’Indonesia, una serie infinita di barriere coralline che ne fatto una delle mete mondiali per sub, un celeberrimo parco nazionale di buffe isole a forma di funghi e un lago pieno di meduse, una forma di governo che e’ diventata una barzelletta e una popolazione che riesce a fare baruffa su ogni singolo dettaglio.
Quelle qui sotto sono le foto che documentano le due settimane che ho trascorso a Palau per lavoro a fine novembre-inizio dicembre. Fortuna vuole che The Nature Conservancy abbia un ufficio quaggiu’ e sono stata assolutamente viziata dai miei colleghi – giri in barca e buon cibo – e dal personale dell’albergo che tutti quelli dell’organizazzione usano quando si trovano in capitale.

Mappa di Palau.

UN PARADISO IN TERRA

Partiamo dal fatto che Palau e’ assolutamente stupenda, uno di quei paradisi in terra che fanno sognare anche quelli che il mare non lo tollerano. Come se una collezione di 600 e passa atolli non bastasse, la capitale si affaccia su un gruppo di isole straordinarie, frutto di un bizzarro scherzo della natura. Le Rock Islands sono un labirinto di isole coralline che somigliano vagamente a degli enormi funghi adagiati sulle verdi acque della laguna. Un tempo barriere coralline, queste isole sono emerse per effetto dell’azione vulcanica sottomarina, creando questo enorme labirinto e facendo di Palau la mecca turistica della Micronesia.

Le Rock Islands non sono solo una meraviglia della natura. Sono anche una delle poche riserve marine di un paese in via di sviluppo a generare forti entrate e ad essere in attivo - secondo solo alle Galapagos.

Zigzagando tra le isole.