09 novembre 2005

NAN MADOL

Palme. Spiagge. Mari trasparenti. Canoe. Fiori. Noci di cocco. Capanne. Nonostante l’enorme diversità di lingue e culture, le isole del Pacifico richiamano tutte alla mente paesaggi simili tra loro. Uno stereotipo che si basa su un fondo di verità: le isole sono quasi tutte piccolissime, il clima è praticamente lo stesso e la vegetazione è molto simile. Poichè non esistono metalli in natura – in particolare negli atolli, che sono fatti di corallo – praticamente nessuna delle società esistenti ha sviluppato attrezzi in grado di rivoluzionare lavoro e costruzioni. Ecco perchè le costruzioni tradizionali si assomigliano; cambia un po’ la forma e la funzione, ma sono tutte di legno e con un tetto di palme intrecciate. Materiali altamente deperibili in questo clima. Ed è per questo che la parola “archeologia” non si associa comunemente a questi luoghi: ci sono infatti ben poche cose dei secoli passati che la natura non si sia già fagocitata.
Pohnpei, tuttavia, è una straordinaria eccezione.
A sud-est dell’isola, in una parte della laguna dai bassi fondali corallini, giace una delle meraviglie archeologiche più straordinarie al mondo. Un’intera città costruita sull’acqua. Novantotto grandi isole di forma squadrata costruite con roccia basaltica e corallo da cui per oltre sei secoli – dal 1000 al 1600 – la dinastia dei Saudeleurs ha dominato l’intera isola di Pohnpei. Ma l’intera storia di questo luogo mozzafiato – chiamato Nan Madol, “il luogo di mezzo”, con riferimento ai canali che scorrono tra le isole – è avvolta nel mistero.

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