Non mi sorprendo che per la prima volta da quando sono qui ho avuto problemi a trovare un posto in aereo e sono stata in stand-by per parecchi giorni: l’aereo pullula di atleti di ritorno dai Micronesian Games che si sono appena svolti a Saipan. Decine scendono a Pohnpei ma moltissimi altri proseguono per Kosrae e le isole Marshalls. Tenendo conto che l’aereo in quella direzione c’è solo ogni due giorni è quasi un miracolo che alla fine sia riuscita a partire – anche se il miracolo ha richiesto un biglietto di prima classe, costato per fortuna solo un centinaio di dollari in più del previsto tanto il viaggio e’ breve.
All’aeroporto incontro Marstella Jack, Ministro di Giustizia e capo di Matt – per quanto lei ammetta che avendo Matt più esperienza di lei la gerarchia è più formale che reale, senza parlare del fatto che i due sono ottimi amici – in partenza per le Marshalls con la delegazione ufficiale del paese per il Summit dei Presidenti. E così mi ritrovo a pochi passi dal capo di stato, seduto dall’altra parte del corridoio. “Mr. President, have you met Matt’s wife?” chiede Marstella. Ho incontrato il Presidente parecchie volte me in situazioni ufficiali con decine e centinaia di altre persone presenti e ho sempre evitato che Matt lo disturbasse per presentarci. So che il Presidente ne ha le scatole piene di stringere mani. Invece lui si gira con espressione estatica e mi afferra la mano tra le sue (enormi) lanciandosi – lui così riservato e imponente – in una animata conversazione, incurante del flusso interminabile di passeggeri tra in nostri sedili (molti dei quali si inchinano al passaggio). Immagino che questo si cosa succede quando tuo marito è nelle grazie di un capo di stato.
Joseph Urusemal è un uomo cauto e tranquillo di grande statura etica. Una persona che si è ritrovata Presidente senza volerlo, eletto da un Congresso in stallo per lotte politiche tra i candidati principali, che ha affrontato in suo mandato senza squilli di tromba, rischiando però la sua intera carriera politica nella lotta alla corruzione nel governo federale. I successi sono stati alterni finchè Matt non è arrivato in Micronesia con il suo bagaglio di esperienze da procuratore federale contro i ben più pericolosi trafficanti di droga e i senatori hanno cominciato a finire in galera. Era quasi inevitabile che tra i due sfociasse un grande rispetto reciproco. Non è raro che quando siamo in giro per la città si senta un clacson suonare e l’SUV nero del Presidente passare, la mano in alto a salutare Matt.
Il volo per Kosrae è tranquillo, ma l’atterraggio è un vero e proprio tonfo che apre gli scompartimenti dei carrelli per il cibo e fa volare tutto fuori. Il commento divertito dello steward fa finire tutto in una risata e mentre raccolgo le mie cose il Presidente si alza per salutarmi e augurarmi un buon soggiorno a Kosrae. Lui e il resto dei passeggeri continuano sullo steso aereo per l’atollo di Kwajelein, poi Majuro, capitale delle Marshalls, per finire ad Honolulu alle 2:30 del mattino. Io gli auguro un ‘safe trip,’ frase fatta ma più che mai necessaria visto il modo in cui abbiamo toccato terra.
Kosrae mi accoglie con centinaia di voci unite in un bellissimo canto, il bentornato agli atleti cantato dalle famiglie e dagli amici venuti a prenderli all’aeroporto. Una nenia che continua imperterrita durante la fila all’immigrazione, l’attesa per i bagagli, la coda alla dogana, finchè finalmente gli atleti escono.
Anche se ho affittato una macchina i proprietari dell’albergo sapendo che era la mia prima visita sono venuti a prendermi all’aeroporto. L’”albergo” è un alloggio ecoturistico con sette bungalows a due passi dall’acqua, costruiti secondo le antiche tecniche del Pacifico con pali tenuti insieme da fibre di cocco e un tetto di foglie di palma intrecciate. Bellissimo. Zanzare a parte. Mi ruotano intorno come la famosa nuvola della famiglia Addams e a nulla valgono le innumerevoli spruzzate di insetticida. Alla rabbia poi si aggiunge lo stupore quando realizzo che nessuno degli altri ospiti sembra avere questo problema. Mangiano tranquilli in pantaloncini e maglietta mentre io mi copro come la moglie di un talebano e saltello come una cavalletta isterica. Alla fine mi arrendo e mi rifugio a lavorare al training del giorno dopo sotto la zanzariera del letto, un grande bozzolo bianco in cui mi sa che passerò parecchio tempo.
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