Il viaggio verso l'Italia e' stato a dir poco infinito: 4 voli e 36 ore dalla porta di casa a Pohnpei alla casa dei miei a Jesolo. Chi osa lamentarsi per un paio di ore di viaggio con un bimbo pensi a me e si consoli. Sebastian e' stato bravissimo tutto considerato. Ho scoperto che la sua passione per gli aeroplani non si limita a quelli di pochi centimetri. I primi due voli (Pohnpei-Guam e Guam-Tokio) li ha passati in uno stato di stupore ("Mamma, plano!!!), seduto tranquillo a guardare fuori dal finestrino l'ala dell'aereo. Considerato che l'ho dovuto svegliare alle 23 per prendere il volo dell'1.15 di notte e lui non ne ha voluto di rimettersi a dormire, direi che il pupo mostra segni preoccupanti di essere troppo simile allo zio Gianni (per il quale qualunque cosa voli ha un fascino insuperabile). L'interminabile volo Tokio-Parigi (13 ore) e' andato benino visto che abbiamo dormicchiato entrambi, ma una volta a Parigi eravamo entrambi sfiniti.
Una volta in Italia Sebastian ha mostrato strani sintomi da non-adattamento. Primo, ha subito uno shock culturale -- troppa gente, troppe case, troppi mobili, troppe macchine -- e si e' rifiutato di lasciare il mio fianco per piu' di una settimana, probabilmente terrorizzato che potessi scomparire e lasciarlo solo in questo luogo cosi' sconosciuto. Secondo, esattamente come a Pohnpei, ha continuato a parlare in italiano solo con me, mentre si rivolgeva a tutti gli altri in inglese. Questo lieve disturbo e' passato in una decina di giorni, dopodiche' e' diventato un vero e proprio chiacchierone in un misto di italiano e dialetto iesolano, godendosi le mille attenzioni di nonni, zii e cuginetti. Tra le attivita' preferite io avevo ipotizzato il parco e la spiaggia, ma nulla, assolutamente nulla ha catturato la sua attenzione come le ruspe al lavoro oltre la recizione del parco. Ecco cosi' che a nonna Ida e' stato assegnato l'incarico giornaliero della visita alle ruspe.
A quel punto e' stato facile lasciare Sebastian alle cure della famiglia e imbarcarsi in un viaggio di lavoro intorno all'Europa con colleghi dall'ufficio regionale di base in Australia. Viaggio decisamente faticoso, con spostamenti continui (siamo riusciti a fare tre paesi in un giorno andando da Roma a Bruxelles a Ginevra) ma estremamente proficuo. Al mio ritorno ho trovato il piccolo un po' ammaccato da una caduta dal letto e terrorizzato dall'idea di essere preso in braccio dato il dolore al costato. Quando la cosa sembrava in via di guarigione - fisica e psicologica, non si era mai fatto male prima - Sebastian e' caduto dalle scale. Come tutti sappiamo, farsi male dove gia' fa male non e' proprio piacevole e ancora oggi non passa giorno che lui non mi ricordi che "Sebastian male scala".
Ma tutto passa. Il 18 novembre poi siamo partiti per gli Stati Uniti, ma non prima di aver festeggiato il compleanno di Sebastian, anche se un po' in anticipo.
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