28 febbraio 2005

Faccende domestiche (parte 1)

Prima di venire in Micronesia avevamo comperato tutti i libri che eravamo riusciti a trovare su questo luogo. Non erano molti e uno dopo l’altro, nelle afose serate dell’estate veneziana, erano stati letti, analizzati e discussi. Erano libri di storia, di economia, di antropologia, guide turistiche, raccolte di leggende e tradizioni. Ci avevano detto ogni cosa su questi posti e quando arrivammo credevamo di essere decentemente preparati ad affrontare la vita su un’isola del Pacifico. E lo eravamo. O quasi. Purtroppo non c’è una sola pagina in quei libri in grado di preparare un povero espatriato alla serie di singolari misure che devono essere prese all’interno della propria abitazione per riuscire a vivere in modo accettabile. E credo proprio che qualcuno dovrebbe prendersi la briga di mettere insieme un paio di suggerimenti, poche pagine intitolate qualcosa come: "Abituarsi all’assurdo. poche ma indispensabili avvertimenti per non soccombere alla disperazione in casa propria".
AVVERIMENTO N.1: Se non pulisci ti aspetta una guerra
La cucina, a Pohnpei, non è luogo per gli incasinati e i distratti. Punto. Bisogna tenerla pulita in maniera irreprensibile e organizzarla con stile militare, o ci si ritrova coinvolti in una guerra senza fine con ben poche speranze di vittoria. Questa è una lezione che io ho imparato uno dei primi giorni, quando ho lasciato una lattina di coca aperta vicino al lavandino e un’ora dopo un intero formicaio in assetto da guerra ne aveva preso possesso e se la stava finendo.
Le formiche sono, inutile dirlo, una presenza inevitabile laddove la natura regna sovrana. Qui però sono una sorta di piaga d’Egitto, sgambettano ovunque, instancabili, insensibili al caldo, alla fatica e alle imprecazioni di cui sono oggetto. So che per le loro straordinarie capacità organizzative le formiche passano per delle vere e proprie meraviglie del mondo animale, ma il loro essere così dannatamente esasperanti non permette a nessuno qui di apprezzarle come meriterebbero. Perché basta la presenza di una goccia di qualunque bevanda o un pezzettino anche minuscolo di cibo a scatenare una sorta di corsa all’oro che fa fremere di eccitazione l’intera colonia. La notizia passa di formica in formica finché qualche migliaio non ne è a conoscenza, e devo dire che per essere prive della parola le bestiole sanno comunicare fin troppo bene. Pare che i messaggi vengano trasmessi toccandosi reciprocamente le antenne, e deve essere vero, perché le ho viste farlo in continuazione sui ripiani della cucina – a meno, naturalmente, che non abbiano l’italica abitudine di scambiarsi un paio di baci quando si incontrano. Mi domando però cosa si dicano. Solo comunicazioni di base del tipo «goccia sugo tra fornello e lavandino» o «briciola vicino cassetto posate», oppure cose più elaborate come «quest’idiota ha dimenticato ancora una volta una lattina aperta ed è appena uscita di casa, e poi hai visto com’era vestita oggi»? Qualunque sia il loro livello di comunicazione, comunque, il sistema necessita ancora di qualche miglioramento. Perché anche ore dopo che l’oggetto del loro desiderio è stato rimosso, frotte di formiche continuano imperterrite ad arrivare e a cercarlo, girando in tondo, fermandosi stupite, buttando occhiate a destra e a sinistra chiaramente agitate, come turisti alla disperata ricerca di qualcosa segnalato sulla guida che sembra essere svanito nel nulla.
Tutti dicono che quella con le formiche è una guerra persa in partenza. Gli argomenti sono sempre gli stessi: ce ne sono troppe, sono fastidiose ma innocue, meglio qualche formica dei serpenti. Lo dicono perché a Pohnpei non esistono rettili e ci mancherebbero pure quelli. Ma a noi le formiche danno fastidio lo stesso, e devo dire – non senza un malcelato vanto – che per il momento la battaglia nella nostra cucina l’ho vinta io. Dopo l’esperienza della lattina di coca ho infatti adottato una serie di regole ferree che nessuno è autorizzato a trasgredire, pena il bando da casa. La prima, ovviamente, è quella di pulire immediatamente la cucina e gli attrezzi ogni qualvolta li si usi. È un po’ una palla da maniaci, ma dà i suoi frutti. Secondo, ogni alimento aperto va immediatamente riposto in frigorifero o in un contenitore ermetico. Questa più che una regola è un imperativo, e tutti qui possiedono centinaia di contenitori di tutte le forme e misure in cui infilano ogni possibile alimento. In qualche modo sembra sempre che non ce ne siano a sufficienza. Alcuni espatriati possiedono addirittura due frigoriferi, uno dei quali è di solito usato a temperatura minima come dispensa per tutti i prodotti in scatola come cereali, farine, biscotti, pasta e zucchero. Noi invece di frigorifero ne abbiamo uno, anche se grande, e tra i sui compiti c’è quello di prendersi cura di un contenitore fondamentale: quello delle immondizie. Non tutte, naturalmente. Solo quelle deperibili. La terza regola è infatti quella di gettare nel bidone della cucina solo cose per cui le formiche non provano attrazione alcuna – carta, vetro, lattine, plastica – ovviamente accuratamente sciacquate. Tutto il resto – bucce, avanzi, scarti – finisce in un bel contenitore ermetico dal coperchio rosso che sta in frigo. Una volta al giorno poi io e Seb camminiamo fino ad un angolo del giardino e svuotiamo il contenitore nella giungla che ha inizio proprio lì, per la gioia non solo delle formiche, ma anche dei polli e dei gatti dell’intero vicinato. Tempo mezz’ora e persino le bucce delle cipolle non si trovano più, fagocitate da chissà quale bestia. Non ha importanza, purché stia lontana dalla mia cucina.

(Continua…)

2 commenti:

Leo&Ele ha detto...

Non solo sulle isole del Pacifico, purtroppo! Anche casa nostra ne e' invasa, d'estate! Hai provato col succo di limone? Oppure vendono degli affarini che emanano un odore... no, scherzo, un bip-bip strano che dovrebbe tenerle lontane... (non chiedermi se con noi ha funzionato...)

Leo&Ele ha detto...

Appunto, come si diceva, e' arrivata l'invasione delle formiche, e i litigi fra me e Lorenzo. Secondo me, la carne dimenticata sul ripiano e raggiunta da miriadi di formiche va buttata via, secondo Lore invece, basta lavarla... (puahhh!)