25 luglio 2005

STATO DI EMERGENZA

Le cose avevano preso una brutta piega già agli inizi di giugno, quando il latte era improvvisamente diventato una rarità sull’isola. Noi eravamo riusciti a cavarcela senza troppi danni – ne avevamo una buona scorta per Sebastian e quando quella era finita, amici generosi ci avevano passato le loro preziose riserve. Poi eravamo partiti per l’Italia, accantonando per settimane i problemi di approvigionamento alimentare.
Al nostro ritorno con un cooler pieno di formaggi e affettati (che la baby-sitter si è mangiata per metà... sto’ giro la licenzio sul serio) avevo capito subito che la situazione era tutt’altro che rosea. L’indizio più grave: al supermercato non c’erano più nemmeno le cipolle. Tenendo conto che le cipolle non sono mai mancate, la loro assenza significa una sola cosa: è stato di emergenza. Chiunque asserisca che la cucina italiana è basata sulla pasta non ha mai provato a mettere insieme due pasti al giorno senza cipolle. In casa nostra abbondano le scorte di pasta, riso e scatolami vari, ma per quanto mi sforzi mi è quasi impossibile cucinare qualcosa di commestibile senza un qualsivoglia soffritto. Sto facendo un uso sproporzionato di aglio – che manca dai negozi ma è casualmente presente in massa nel mio frigorifero – e di una specie di cipollaceo verde secco di origine giapponese. Ma anche questo non basta. Da giorni è impossibile reperire uova e farina, quindi niente pane, biscotti o torte per la prima colazione. Ai miei demoralizzati commenti in proposito, una tipa tedesca che vive a Pohnpei da anni ha risposto scocciata di non vedere il problema: quando mancano gli alimenti base lei nutre l’intera famiglia con vari tipi di fagioli in scatola. Per settimane... Tre volte al giorno... A certa gente dovrebbe essere proibito avere figli (e portarli su un’isola del Pacifico).
All’origine del problema c’è il fatto che la nave che avrebbe dovuto arrivare a giugno è rimasta bloccata alle Isole Marshall per un problema di documenti. Il capitano è stato arrestato, e mentre lui passava i suoi giorni nelle poco invidiabili galere locali, l’intero contenuto di preziose verdure nelle stive della nave è velocemente marcito sotto il sole dei tropici. Come se non bastasse, la nave che doveva arrivare a metà luglio è bloccata in un altro porto da due settimane, e non oso pensare allo stato dei suoi containers.
Com’era prevedibile, né i micronesiani né i maschi della comunità internazionale hanno dimostrato un qualunque interesse per il problema. Mentre noi povere donne occidentali ci torturavamo al pensiero della cena e della mancanza di vitamine per i bambini, loro ascoltavano distratti e borbottavano una qualunque parola di supporto prima di ignorarci di nuovo. Fino alla settimana scorsa. Perchè quando l’arrivo della nave è stato posticipato per la seconda volta, la realtà si è mostrata in tutta la sua immensa tragicità: le scorte di birra sono esaurite. Scosso nel profondo il paese si domanda come questo abbia potuto succedere. E mentre i bar servono sconosciute birre cinesi vecchie di decenni che costano una fortuna l’intera federazione per una volta si trova d’accordo: questo si, che e' stato di emergenza.

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