Altro mese, altro viaggio. Stavolta da sola, anche se un paio di colleghi mi hanno poi raggiunto dall’Australia. Destinazione: Suva, capitale delle isole Fiji. Per arrivarci faccio, letteralmente, il giro di mezzo Pacifico. Prima tratta Pohnpei-Honolulu (Hawaii), con soste nelle isole di Kosrae, Kwajalein (il piu’ grande atollo al mondo, base militare americana) e infine Majuro, capitale delle isole Marshall. Ora di arrivo ad Honolulu dopo 10 ore di atterraggi e decolli: 2:30 del mattino... non proprio il massimo. Ventiquattr’ore in città e poi riparto in piena notte per altre 7 ore di volo.
Le Fiji che tutti hanno in mente sono purtroppo lontane dal mio hotel e dagli uffici che devo visitare. Le vedo dall’aereo, piccole, rotonde, circondate da sabbia bianchissima e da un incredibile mare blu. Perfette. Io però vado a Viti Levu, l’isola principale, una delle piu’ grandi del Pacifico. Niente atolli, ma il posto e’ bellissimo lo stesso. Dal minuscolo areo che fa i voli interni vedo gli splendidi picchi della foresta tropicale che occupano una parte dell’isola e che poi lasciano il posto alle dolci colline su cui siede, Suva, la capitale. Vasti prati, grandi alberi sparsi qua e la’, gente che cammina lungo la strada indossando abiti tradizionali. Per qualche ragione mi ricorda il Kenya. Forse la terra rossa, forse le piantagioni – canna da zucchero – forse i colori. Le donne hanno i capelli ricci ricci come i loro antenati dalla Papua Nuova Guinea e gli uomini sono senza dubbio tra i piu’ belli visti finora in queste latitudini (il che non vuol dire che siano spettacolari! per quello pare si debba andare alle Samoa...). Senza dubbio sono tra i meglio vestiti che possa capitare di vedere nel Pacifico. La maggioranza di loro infatti indossa eleganti sulu, gonne nere, blu o grigie fatte a portafoglio con una tasca da un lato e una bella fibbia dall’altro. I sulu si indossano rigorosamente abbinati a camicie in tessuti floreali e scarpe eleganti. Sono queste le divise ufficiali delle scuole e di metà della popolazione maschile. Non c’è alcun dubbio che i polinesiani stiano molto meglio in gonna che in pantaloni. Hanno belle gambe non troppo magre, il giusto colore di pelle e qualcosa nei geni che dice che questo – e non gli scomodi pantaloni – è il tipo di abbigliamento che qui si è portato per secoli.
Suva ospita il governo e gli uffici delle principali organizzazioni nel Pacifico – EU, ONU, WWF, e una serie piuttosto vasta di altre – ed è per questo che siamo qui. La città ha una vasta popolazione indiana e cinese da tempo mescolatasi con i locali, e ovunque – nell’architettura, nella gente, nei giardini, persino nell’aria – c’è quell’atmosfera da ex colonia inglese che è inconfondibile.
La settimana è piena piena ma l’ultimo giorno riesco a fare un po’ di shopping. Compero oli di cocco che profumano di fiori tropicali come Tiare e Frangipane, una ciotola in legno dove si mescola la kava – la bevanda tradizionale – un pareo, un paio di giochi e scarpe per Sebastian. E per Matt del rum locale e un bel sulu blu. Un esempio di abbigliamento un po’ inusuale ma bello da avere, anche se non lo si indosserà mai. Il commento di Matt alla vista del sulu? “Ma è una gonna!” “ No Matt, è un sulu”. “Chiamalo come ti pare ma sempre una gonna è”. “No Matt, una gonna è un tipo di abbigliamento per donne, il sulu è una cosa rigorosamente maschile”. “Come no, in Fiji forse. Qui è una gonna e io non la porto”. Inutili le mie spiegazioni – tutti comperiamo roba in vacanza che non porteremo mai, ma ci piace avere nell’armadio – la “gonna” è rimasta sulla sedia per due giorni, finchè la baby-sitter non l’ha appesa tra le mie cose. Dovrei spiegarle che va nell’armadio di Matt, ma visto che lui si è persino rifiutato di toccarla mi sa che se me la tengo evito una guerra!
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1 commento:
Voglio vedere una foto di Matt in sulu!!!
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