Il primo navigatore a “scoprire” Pohnpei con ragionevole certezza – a quel tempo la longitudine, al contrario della latitudine, non si poteva calcolare – fu Pedro Fernandez de Quiroz, un portoghese al saldo della Spagna che nel 1595 battezzò l’isola Quirosa senza nemmeno prendersi la briga di sbarcare. Nei due secoli successivi, tuttavia, Pohnpei continuò ad essere “scoperta” e quindi a cambiare nome in continuazione, anche se ciò finì per affliggere più i geografi europei che la gente del posto. Inizialmente fuori dalle rotte preferite dai navigatori, Pohnpei godette infatti di svariati decenni di tranquillità, e la vita continuò più o meno inalterata. Ma si trattava di un’illusione. Nell’800 l’isola divennero il luogo di sosta preferito prima dai vascelli inglesi che coprivano le rotte commerciali con la Cina e l’Australia, poi dalle baleniere americane. E niente fu più come prima. Malattie sconosciute decimarono la popolazione, tipi poco raccomandabili introdussero armi, alcool e loschi traffici, e gli immancabili missionari dotati di buone intenzioni alterarono il sistema sociale in maniera irreversibile. Infine, ciliegina sulla torta, arrivarono i colonizzatori. Ben quattro in 60 anni. E ogni volta Pohnpei cambiò padrone a causa di fatti lontani anni luce dai suoi mari.
Durante tutto l’800, la Germania, quatta quatta, si era costruita un impero economico in Micronesia e nel 1885 ne reclamò il possesso scatenando le ire della Spagna, che richiese un arbitrato papale. Il papa diede torto alla Germania e gli spagnoli piantarono immediatamente bandiera a Pohnpei, rimanendovi – tanto detestati da doversi proteggere dietro alte mura di pietra, in parte visibili ancor oggi – finché la Spagna non perse la guerra con gli Stati Uniti.
Al tempo contrari all’idea di governare terre lontane, gli USA vendettero l’intera Micronesia alla Germania, ad eccezione della più grande delle isole, Guam, tutt’ora territorio americano e sede della principale base militare USA nel Pacifico. Determinati a trasformare Pohnpei in una poderosa fonte di reddito, i tedeschi si diedero allo sviluppo agricolo tramite il lavoro forzato. Per anni la gente del posto sopportò senza ribellarsi. Fino al 1910, quando gli abitanti di uccisero a revolverate il tirannico governatore e il suo vice. La reazione tedesca ai due omicidi fu brutale: terra confiscata, parte della popolazione uccisa o esiliata. Ma come la Spagna anche la Germania fu costretta ad abbandonare la Micronesia a seguito di una guerra persa. Il trattato di pace che seguì la fine della Prima Guerra Mondiale diede infatti al Giappone il controllo dell’area.
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