04 ottobre 2005

I giapponesi diedero all’economia dell’arcipelago una spinta straordinaria, ma lo fecero con inverosimile tirannia e crudeltà, dominando Pohnpei non solo con le leggi e con le armi, ma soprattutto con la presenza di 10mila immigrati giapponesi che costrinsero la popolazione locale, al tempo neanche 5mila anime, a decenni di segregazione. Ma il peggio doveva ancora venire. Il coinvolgimento giapponese nella Seconda Guerra Mondiale e la successiva entrata in guerra degli Stati Uniti, portarono la Micronesia in prima linea nel conflitto. Senza aver avuto niente a che fare con Hitler, Mussolini, o Pearl Harbor, la Micronesia si ritrovò teatro delle più tragiche battaglie aeree e navali del Pacifico – quelle che hanno reso indimenticabili tanti film e creato il mito dei kamikaze – e la sola Pohnpei fu l’oggetto di ben 250, altamente distruttive, incursioni aeree americane. L’Enola Gay, l’aereo che lanciò la bomba atomica su Hiroshima partì dalla base americana sulla piccola isola di Tinian. E quasi l’intera flotta giapponese del Pacifico giace nelle acque di questa nazione, spesso a pochi metri di profondità, talvolta visibile a occhio nudo, terribile testimonianza di quel conflitto e, al tempo stesso, meraviglia subacquea senza eguali al mondo.
Il lancio dell’atomica diede gli americani la vittoria sul Giappone, ma fu l’ONU, nel 1947, a dare agli USA il controllo della Micronesia. Niente colonizzazioni questa volta – almeno sulla carta – ma il mandato di amministrare l’intera area favorendone lo sviluppo, in vista di un’indipendenza da facilitare in pochi anni. Ma gli Stati Uniti sono un osso molto duro, lo sappiamo tutti, quando invocano ragioni di sicurezza nazionale. E isole e atolli sperduti, si sa, costituiscono ottime basi militari e sono perfetti per i test atomici. Così un mandato assegnato per durare pochi anni divenne il più lungo nella storia delle Nazioni Unite. L’indipendenza fu infine concessa solo nel 1979, e ci vollero altri 10 anni per farla diventare effettiva.
Al momento di approvare la Costituzione, la prima da nazione libera, il Congresso dei nuovi Stati Federati della Micronesia (FSM) incluse un Preambolo che riassume le traversie e lo spirito di questi luoghi e questa gente, e che è – per lo meno nella versione inglese, forse meno nella mia traduzione – uno dei testi legali più poetici che possa capitare di incontrare. E dice di questo paese molto più di certi libri.

With this Constitution, we affirm our common
wish to live together in peace and harmony,
to preserve the heritage of the past, and to
protect the promise of the future.

To make one nation of many islands, we
respect the diversity of our cultures. Our
differences enrich us. The seas bring us
together, they do not separate us. Our
islands sustain us, our island nation enlarges
us and makes us stronger.

Our ancestors, who made their homes on
these islands, displaced no other people.
We, who remain, wish no other home than
this. Having known war, we hope for peace.
Having been divided, we wish unity. Having
been ruled, we seek freedom.

Micronesia began in the days when man
explored seas in rafts and canoes. The
Micronesian nation is born in an age when
men voyage among stars; our world itself is
an island. We extend to all nations what we
seek from each: peace, friendship,
cooperation, and love in our common
humanity. With this Constitution we, who
have been the wards of other nations,
become the proud guardian of our own
islands, now and forever.

Con questa Costituzione noi affermiamo

il nostro comune desiderio di vivere in pace
e armonia, di preservare l’eredità del
passato e di proteggere la promessa del
futuro.

Per fare di tante isole una sola nazione,
noi rispettiamo la diversità delle nostre
culture. Le nostre differenze ci arricchiscono.
I mari ci uniscono, non ci separano. Le nostre isole
ci sostengono, la nostra nazione ci ingrandisce
e ci rende più forti.

I nostri antenati, che fecero di queste
isole la loro casa, non cacciarono altre
genti. Noi che qui rimaniamo non
desideriamo altra casa che questa. Avendo
conosciuto la guerra, speriamo nella pace.
Essendo stati divisi, desideriamo l’unione.
Essendo stati governati, cerchiamo la libertà.

La storia della Micronesia ha avuto
inizio al tempo in cui l’uomo esplorava i mari
con zattere e canoe. Lo stato della
Micronesia è nato in un’era in cui gli uomini
viaggiano tra le stelle; il nostro stesso
mondo è un’isola.
Noi estendiamo a tutte le nazioni ciò che
cerchiamo da ognuna di esse: pace,
fratellanza, cooperazione e amore per la
nostra comune umanità. Con questa
Costituzione noi, che siamo stati occupati
da altre nazioni, diventiamo gli orgogliosi
guardiani delle nostre isole, ora e per sempre.

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