19 settembre 2006


Un'occhiata alla 'Micro Glory', la nave che ogni 2-6 mesi si reca negli atolli.

Tramonto con 'Sokehs Rock' sullo sfondo

Un'occhiata dal ponte...

Ai comandi!

DI NUOVO A SAIPAN

Il lavoro mi ha portata di nuovo a Saipan in Agosto. Riunione critica, tanto lavoro e alla fine ero pronta a strozzare tutti... Poche foto perche' avevo troppo da fare, ma l'albergo ne meritava un paio.

E quando il gruppo mi faceva respirare un po'... me ne scappavo in giardino...

Una volta tanto la riunione non e' in capanne di foglie di palma...

18 settembre 2006

ACQUA CHE PASSIONE

Il bagno serale e' una vera passione.

Bagno serale

Come mi piace farmi fotografare!

MAMMA, MAMMA, 'GNAGNO'!

Sebastian ha una vera passione per i numerosi ragni che si trovano intorno a casa. I ragni in Micronesia sono grossi ma innocui. Mangiano un sacco di altri insetti, sono pacifici e timidi, percio' nessun essere umano da' loro fastidio. I bambini li usano come yo-yo: se si afferra la tela con le mani o con una scopa i ragni si calano velocemente per allontanarsi, ma non appena vedono il pavimento avvicinarsi si arrampicano in alto di nuovo.
Sebastian va matto per questo su e giu', e passa il tempo in cerca di ragni. Il consueto "Mamma, gnagno!" oppure "Perlinda, spider!" indica che ne ha trovato uno e vuole un adulto per fare lo yo-yo. Lui non li tocca pero'...
Qualche settimana fa una mia collega stava spiegando ad una tizia con un Dottorato in sui ragni a Pohnpei per una ricerca come i bimbi Micronesiani fanno yo-yo con i ragni e questa la guardava come se fosse matta!

Grosso ma innocuo.

Mamma, mamma "gnagno!"

FINALMENTE UN PO' DI BIANCHERIA

Non so come mai, ma non riesco a trovare mutande per Sebastian in Micronesia. O non si usano oppure i bimbi qui sono enormemente piu' grassi di lui. Sono riuscita a trovare dei mini-boxer durante uno dei viaggi e per fortuna gli vanno bene.

I biscotti italiani sono i preferiti per la colazione

Il fusto!

REGALO DI COMPLEANNO

Per via delle indagini a Washington, Matt ha dovuto prolungare il viaggio ed e' tornato dagli States dopo il mio compleanno. Compleanno che io ho passato a letto ammalata (ma lavorando.) Il regalo pero' e' valso l'attesa: una nuova macchina fotografica digitale che fa foto fantasticheeeee!!!

Cara!!!!

17 settembre 2006

ASSENZA

Lo so, lo so, assente per due mesi... Mentre i mesi di luglio e agosto sono tradizionalmente 'tranquilli' qui in Micronesia, per me sono stati superimpegnati. Non solo Matt e' stato a Washington per quasi tre settimane ad investigare il problema dei passaporti falsi all'ambasciata, i due piu' importanti meetings dell'anno per me sono stati programmati a pochi giorni di distanza. Durata di ogni meeting: cinque giorni. Risultato: una montagna di ore di lavoro che hanno occupato tutte le mie giornate e parte delle notti, tre viaggi e una serie di incarichi che mi terra' occupata fino a dicembre.
Solo oggi (domenica pomeriggio) sono riuscita a trovare un po' di tempo per aggiornare il blog.

18 luglio 2006

MA QUANTA ACQUA C'E' IN UNA NOCE DI COCCO?

Bere dalle noci di cocco e' pratica comune quaggiu'. Sono economiche, rinfrescanti e buonissime, soprattutto se dolci. Le dimensioni variano tuttavia. Talvolta le noci sono piccole e le si finisce subito. Talvolta invece continui a bere e a bere ma il cocco sembra sempre pieno. Qualche tempo fa avevo comperato uno quattro o cinque di questi 'cocchi senza fondo' e ho voluto vedere quanto liquido c'era all'interno. La caraffa non mente: quasi un litro e mezzo. Nessuna sorpresa che non riuscissi mai a finirne uno.

Quasi un litro e mezzo.

11 luglio 2006

L'INTERA POPOLAZIONE ITALIANA IN MICRONESIA FESTEGGIA LA VITTORIA DELL'ITALIA AI MONDIALI

Questo potrebbe essere il titolo di un articolo un po' ironico, dato che 'l'intera popolazione italiana' in questo paese -- che si' e' fatto di tanta acqua, ma e' anche grande quanto gli Stati Uniti -- siamo io e Sebastian. Purtroppo mi sa che battiamo anche un altro record: quello di essere gli unici due italiani al mondo che non hanno visto la partita. Non che non ci abbiamo provato. Ho cercato persino un biglietto aereo per Guam -- 4 ore di volo per avere accesso ad un canale che mostrasse gli azzurri. Niente da fare, aereo superpieno da settimane per una conferenza. E la connessione internet qui e' antidiluviana, di vedere la partita nel web nemmeno se ne parla.
Cosi' mi alzo alle 5 per cercare un sito web che dia una cronaca della partita, ma non trovo niente. Mi tocca affidarmi alla BBC e alla CNN. Anche se non mostrano le immagini hanno giornalisti ovunque che interrompono i programmi ogni dieci minuti per gli aggiornamenti. I minuti scendono a cinque durante i supplementari e quando si va ai rigori decidono di fare una diretta. Mi sembra di avere 12 anni di nuovo, quando ascoltavo alla radio le partite della Coppa dei Campioni che la tv non mostrava o seguivo 'Il calcio minuto per minuto' venendo giu' dalle montagne dopo le gare di sci.
La CNN segue i rigori mostrando in meta' dello schermo una piazza di Roma, nell'altro un assurdo bar francese. La vittoria dell'Italia nella mia mente non sara' mai un rigore, ma l'esplosione di gioia di una piazza nella meta' sinistra di uno schermo televisivo. Ed e' cosi' che l'intera popolazione italiana in Micronesia giubila saltando in giro per la stanza in questa luminosa mattina nel Pacifico. Avevo promesso a mio fratello di mandare a letto Sebastian con la maglietta dell'Italia e cosi' quando si sveglia e' gia' abbigliato per l'occasione. E' gia' lunedi' 10 luglio qui.
In ufficio mando un email collettivo a mezzo mondo -- compresi i miei serissimi capi al di la' dell'oceano e gente che non vedo da anni -- e ricevo in risposta una serie infinita di risposte. Tutti mi raccontano la loro partita, si chiedono che diavolo faccio in ufficio, si dicono superfelici (se sono italiani) o si dichiarano superinvidiosi (se sono dal resto del mondo), promettono di ubriacarsi a nome mio. Le mie colleghe australiane dichiarano aperto apprezzamento per il giocatore che ha festeggiato correndo in mutande. Il fratello di Matt mi racconta di una sua amica che era in Italia nel 1982 quando abbiamo vinto in Spagna. La sera della finale era su un autobus quando l'autista, che stava ascoltando la partita alla radio con l'auricolare, aveva cominciato ad urlare, fermato l'autobus, aperto le porte ed era sceso correndo e urlando. Non era piu' tornato e i passeggeri avevano dovuto andarsene a piedi perche' la citta' era impazzita e nulla funzionava. Ah l'Italia del calcio!
Grandi Azzurri e buoni festeggiamenti a tutti dalla rappresentanza italiana in Micronesia!!!!

La mia 'diretta' durante i rigori. A sinistra Roma a destra Parigi.

Sebastian ed io festeggiamo saltando sul divano.

Sebastian era felicissimo per la vittoria... se non altro perche' io saltavo in giro per la stanza come un'indiavolata con lui in braccio mentre lo coprivo di baci.

Festeggiamenti per tutti. Anche per Sebastian, a cui la mamma supereuforica promette tutti i biberon di latte che vuole per quel giorno!

La BBC trasmette in diretta i festeggiamenti

09 luglio 2006

KULO!

Kulo Susi!
Il saluto mi aveva lasciato assolutamente senza parole, se non altro perche' proveniva da un reverendo. Ero al ristorante del Kosrae Village Resort e Mr. Madison Nena era venuto a darmi il benvenuto. O almeno cosi' pensavo. Conosco Madison da quando sono arrivata. E' una persona squisita, timida e cortesissima, e l'ultima cosa che mi aspettavo e' che mi accogliesse con un'espressione del genere.
Per mezza giornata ho pensato che qualche italiano burlone gli avesse insegnato il saluto sbagliato. Ma poi ho sentito lo staff dell'albergo usare la stessa parola e... dopo una breve ricerca ho scoperto che questo in Kosrae e' l'equivalente di 'ciao' da noi.
Povero Madison, non ho avuto il coraggio di dirgli cosa significa in italiano!

06 luglio 2006

CRONACA DI UN VIAGGIO BREVE

Il piu' breve dei miei viaggi finora e' stato nella 'vicina' isola di Kosrae, circa 450 km ad est di Pohnpei. Qui sotto c'e' la cronaca di quei tre giorni.

3 LUGLIO

Non mi sorprendo che per la prima volta da quando sono qui ho avuto problemi a trovare un posto in aereo e sono stata in stand-by per parecchi giorni: l’aereo pullula di atleti di ritorno dai Micronesian Games che si sono appena svolti a Saipan. Decine scendono a Pohnpei ma moltissimi altri proseguono per Kosrae e le isole Marshalls. Tenendo conto che l’aereo in quella direzione c’è solo ogni due giorni è quasi un miracolo che alla fine sia riuscita a partire – anche se il miracolo ha richiesto un biglietto di prima classe, costato per fortuna solo un centinaio di dollari in più del previsto tanto il viaggio e’ breve.
All’aeroporto incontro Marstella Jack, Ministro di Giustizia e capo di Matt – per quanto lei ammetta che avendo Matt più esperienza di lei la gerarchia è più formale che reale, senza parlare del fatto che i due sono ottimi amici – in partenza per le Marshalls con la delegazione ufficiale del paese per il Summit dei Presidenti. E così mi ritrovo a pochi passi dal capo di stato, seduto dall’altra parte del corridoio. “Mr. President, have you met Matt’s wife?” chiede Marstella. Ho incontrato il Presidente parecchie volte me in situazioni ufficiali con decine e centinaia di altre persone presenti e ho sempre evitato che Matt lo disturbasse per presentarci. So che il Presidente ne ha le scatole piene di stringere mani. Invece lui si gira con espressione estatica e mi afferra la mano tra le sue (enormi) lanciandosi – lui così riservato e imponente – in una animata conversazione, incurante del flusso interminabile di passeggeri tra in nostri sedili (molti dei quali si inchinano al passaggio). Immagino che questo si cosa succede quando tuo marito è nelle grazie di un capo di stato.
Joseph Urusemal è un uomo cauto e tranquillo di grande statura etica. Una persona che si è ritrovata Presidente senza volerlo, eletto da un Congresso in stallo per lotte politiche tra i candidati principali, che ha affrontato in suo mandato senza squilli di tromba, rischiando però la sua intera carriera politica nella lotta alla corruzione nel governo federale. I successi sono stati alterni finchè Matt non è arrivato in Micronesia con il suo bagaglio di esperienze da procuratore federale contro i ben più pericolosi trafficanti di droga e i senatori hanno cominciato a finire in galera. Era quasi inevitabile che tra i due sfociasse un grande rispetto reciproco. Non è raro che quando siamo in giro per la città si senta un clacson suonare e l’SUV nero del Presidente passare, la mano in alto a salutare Matt.
Il volo per Kosrae è tranquillo, ma l’atterraggio è un vero e proprio tonfo che apre gli scompartimenti dei carrelli per il cibo e fa volare tutto fuori. Il commento divertito dello steward fa finire tutto in una risata e mentre raccolgo le mie cose il Presidente si alza per salutarmi e augurarmi un buon soggiorno a Kosrae. Lui e il resto dei passeggeri continuano sullo steso aereo per l’atollo di Kwajelein, poi Majuro, capitale delle Marshalls, per finire ad Honolulu alle 2:30 del mattino. Io gli auguro un ‘safe trip,’ frase fatta ma più che mai necessaria visto il modo in cui abbiamo toccato terra.
Kosrae mi accoglie con centinaia di voci unite in un bellissimo canto, il bentornato agli atleti cantato dalle famiglie e dagli amici venuti a prenderli all’aeroporto. Una nenia che continua imperterrita durante la fila all’immigrazione, l’attesa per i bagagli, la coda alla dogana, finchè finalmente gli atleti escono.
Anche se ho affittato una macchina i proprietari dell’albergo sapendo che era la mia prima visita sono venuti a prendermi all’aeroporto. L’”albergo” è un alloggio ecoturistico con sette bungalows a due passi dall’acqua, costruiti secondo le antiche tecniche del Pacifico con pali tenuti insieme da fibre di cocco e un tetto di foglie di palma intrecciate. Bellissimo. Zanzare a parte. Mi ruotano intorno come la famosa nuvola della famiglia Addams e a nulla valgono le innumerevoli spruzzate di insetticida. Alla rabbia poi si aggiunge lo stupore quando realizzo che nessuno degli altri ospiti sembra avere questo problema. Mangiano tranquilli in pantaloncini e maglietta mentre io mi copro come la moglie di un talebano e saltello come una cavalletta isterica. Alla fine mi arrendo e mi rifugio a lavorare al training del giorno dopo sotto la zanzariera del letto, un grande bozzolo bianco in cui mi sa che passerò parecchio tempo.

Kosrae dall'aereo. L'isola e' la prima di una certa grandezza ad ovest delle Hawaii (beh, 3000 e passa km...)

Le canoe tradizionali, chiamate "outrigger"

Uno dei sette bungalows dell'albergo.

La mia "camera".

5 LUGLIO

La mia festa dell’indipendenza del 4 luglio l’ho passata a parlare per ore di fronte ad un nutrito ed attento gruppo, membri di due Boards of Directors di organizzazioni nonprofit di Kosrae. Fortuna che posso recuperare il giorno di vacanza quando voglio. Mi sa che lo salvo per il prossimo viaggio in Italia.
Fatto il training non mi resta che ammazzare il tempo in attesa dell’aereo per Pohnpei che passa tra due giorni, quindi lavoro, leggo, visito uffici, incontro membri del governo e faccio un po’ la turista. L’isola è splendida, placida e semi-disabitata – solo 7mila persone e poche centinaia di turisti l’anno – con picchi verdissimi e una bellissima strada ma un traffico irrisorio.
Il cibo all’albergo è noto per essere il migliore dell’isola e devo ammettere che è assolutamente spettacolare, soprattutto considerando che la nave si ferma qui solo ogni 42 giorni. Contrariamente a Pohnpei, questo ha incentivato la creatività e il cibo è freschissimo, leggero e incredibilmente buono. Un vero sollievo.
Per lavorare mi rifugio nel mio bozzolo, anche se le zanzare sembrano darmi una semitregua: non più di tre punture alla volta. Intanto inizia a piovere e tutto diventa superumido. Ciliegina sulla torta scopro che l’Italia ha battuto la Germania. E io sto su un’isola semideserta sotto un tetto di palme senza l’ombra di una televisione nel raggio di chilometri. Dio solo sa perchè non ho programmato le vacanze in Italia in questa stagione...

Il ristorante dell'albergo costruito, come tutto il resto, usando le tecniche tradizionali.

L'unica strada di Kosrae si percorre in circa 45 minuti. E' bellissima, costeggiata da giardini semplici ma puliti ed ordinati, e questo e' praticamente tutto il traffico presente. La strada compie un largo semicerchio lungo la costa orientale, mentre la parte ovest e' raggiungibile solo via mare.

Crescere sfidando i venti e la forza di gravita'...

6 LUGLIO

Sull’aereo di ritorno a Pohnpei incontro una folla di conoscenti, tutti di ritorno dal Presidents Summit di Majuro. Ci sono alcuni miei colleghi di The Nature Conservancy dall’Australia, svariati rappresentanti di organizzazioni con cui lavoro e un numero non qualificabile di membri dei vari governi. Reincontro anche il Presidente e Marstella, i quali mi annunciano che c’è stata un’emergenza per un processo e Matt è in partenza per due settimane con lo stesso aereo con cui stiamo arrivando. Mi blocco in mezzo al corridoio dell’aereo con espressione sbalordita e l’unica cosa che riesco a dire è un ben poco diplomatico “No way!” Ma due riescono a trattenere le risate solo per qualche secondo... Ah ah, divertente... a quanto pare il fatto che tra marzo e aprile io e Matt ci siamo visti un giorno e mezzo in sei settimane – io arrivavo, lui partiva con lo stesso aereo e viceversa – è diventato una barzelletta. A quel tempo Marstella aveva persino detto a Matt che visto che era lei a mandarlo in giro a risolvere crisi varie dell’ultimo minuto io ero autorizzata ad andare nel suo ufficio ed insultarla, e devo dire che l’offerta mi aveva tentato... Nonostante l’amicizia, in fondo Marstella è pur sempre il ministro di un paese, e chi non ha mai voluto togliersi la soddisfazione di insultare un politico???

27 giugno 2006

TUTTO IN ORDINE PER UNA VOLTA

Anche se di solito l'angolo giochi di Sebastian denota chiaramente la presenza di un bimbo di due anni (e mezzo) in casa, devo dire che il piccolo dimostra di avere un certo senso dell'ordine di tanto in tanto. Una volta al mese mette una serie di oggetti in fila e guai a interferire con l'ordine!

Non solo le lettere...

... ma pure gli animali mi piacciono in riga!

19 giugno 2006

SAIPAN, ISOLE MARIANNE



Agli inizi di giungo il lavoro mi ha portato a Saipan, nella catena delle Isole Marianne. Non e' un viaggio lungo per gli standard micronesiani, circa 6 ore, cambi compresi.
Colonizzata con forza decisamente bruta dagli spagnoli - che decimarono o deportarono l'intera popolazione locale, i Chamorro, tanto che per decenni l'isola fu completamente disabitata - Saipan ha tristemente perduto la sua cultura originaria. Sede del Trust Territory durante i
quarant'anni di amministrazione americana, negli anni '70 Saipan si e' volontariamente separata dal resto della Micronesia ed e' ora parte degli Stati Uniti. Non che sia stato un grande affare... L'isola, di per se' decisamente bella, e' totalmente rovinata da enormi alberghi, nightclubs, casino', fabbriche di vestiti gestite da discutibili investitori asiatici, e un numero non definibile di campi da golf. La natura ha decisamente avuto la peggio e a parte gli spendidi 'Flame Trees' (che pero' penso siano stati importati) e le basse acque azzurro chiaro, non molto rimane.

Cio' che purtroppo rende Saipan famosa nel mondo sono i drammatici eventi della Seconda Guerra Mondiale, quando l'isola divenne teatro di sanguinosissime battaglie, tragici suicidi e decisioni che la marchiano tutt'ora. La vicina isola di Tinian (nella foto indicata dalla freccia) porta un marchio indelebile: e' dal suo aeroporto - ora abbandonato - che l'Enola Gay decollo' con le bombe atomiche che devastarono Hiroshima e Nagasaki.

Fino alla fine della guerra, la cultura giapponese esaltava il sacrificio umano e condannava come un enorme disonore la resa. Questo e una incessante propaganda che descriveva gli americani come dei terribili torturatori che non risparmiavano nessuno, bambini compresi, portarono militari e cilivi giapponesi che si trovavano a Saipan al tempo dell'invasione americana a compiere delle scelte terribili. Quella nella foto e' nota in tutto il mondo come Suicide Cliff. Quando divenne chiaro che le forze giapponesia stavano perdendo la battaglia contro gli USA, circa 4000 giapponesi salirono la montagna e si gettarono nel vuoto. Gli americani lanciarono volantini in giapponese e usarono i megafoni dalle navi, ma non servi' praticamente a nulla. Ci sono testimonianze terribili di come i padri allineavano la famiglia in ordine di eta', poi ordinavano al penultimo figlio di gettare l'ultimo, poi al figlio successivo di spingere il penultimo e cosi' via fino a che la madre gettava il primogenito, il marito la moglie e poi se stesso.


L'"Ultimo Comando" e' un'altro dei terribili siti storici di Saipan. Nella spaziosa grotta all'interno di questa enorme roccia i giapponesi avevano stabilito uno dei loro centri di comando, quello dal quale presero una delle piu' incredibili decisioni della guerra nel Pacifico. Il generale Saito, ammettendo l'imminente sconfitta, domando' ai suoi uomini di uccidere 7 soldati americani a testa. Armati solo di qualche pistola, mazze, bastoni di bambu', baionette e granate, migliaia di soldati si lanciarono verso la spiaggia di Tanapag dove gli americani si erano accampati, e li spinsero nelle acque che si vedono nella foto. Il mattino dopo piu' di cinquemila corpi - quasi tutti giapponesi - galleggiavano in quelle acque. Il generale Saito nel frattempo aveva commesso hara-kiri piantandosi la spada nello stomaco guardando verso il Giappone mentre il suo aiutante gli sparava alla testa.

NIENTE MONDIALI PER NOI


La Micronesia deve essere l'unico paese al mondo dove non e' possibile vedere i mondiali in tv. Immagino che alcuni di voi farebbero volentiere cambio con noi, ma la realta' e' che io darei un mese di stipendio (si capisce che non e' alto, eh?) per potermi vedere le partite. Ho gia' annunciato a Matt che se l'Italia va in semifinale mi imbarco sull'aereo per Guam!
A proposito di Matt, abbiamo passato una serata a discutere se Sebastian tifa USA o Italia, ma io avevo gia' anticipato la discussione e mi sono procurata la maglietta degli Azzurri. Non sia mai che il mio tato tifi per un'altra squadra!!!

10 giugno 2006

ARRIVEDERCI A GRANDMA AND GRANDPA

I genitori di Matt sono partiti, dopo una vacanza che hanno dichiarato essere stata una delle migliori che hanno mai avuto. Hanno incontrato il Presidente, partecipato ad una sessione del Congresso, bevuto sakau in una cerimonia tradizionale, incontrato ministi e ambasciatori, nuotato tra squali e delfini e trascorso un numero non valutabile di ore con Sebastian. Ci rivedremo a novembre in Florida, per festeggiare i 70 anni di matrimonio dei nonni di Matt.

Bye Bye!

LA MIA PRIMA BIBITA

Dire di no quando qualcuno offre cibo in Micronesia e' un insulto. In privato e tra amici e' accettabile, ma quando siamo a feste o riunioni dobbiamo chiudere un occhio. Per noi non e' tanto un problema, l'importante e' accettare, in quanto a mangiare lo si puo' fare anche piu' tardi, portandosi il cibo a casa. Il problema e' che la gente rimpinza Sebastian di schifezze. Che lui, la maggior parte delle volte, ingurgita senza pensarci troppo.

Sebastian beve la sua prima bibita (almeno a nostra conoscenza, dio solo sa cosa mangia quando noi siamo al lavoro) durante la festa di addio per l'insegnante di arti marziali della polizia federale. La persona a sinistra e' Marstella Jack, Ministro di Giustizia e prima donna avvocato della Micronesia (e futura consuocera dice lei, dato che Sebastian ha una dichiarata passione per la sua bimba).

ALLORA, ANDIAMO???

Ad un party per salutare un caro amico australiano che un tempo viveva a Pohnpei ed era di passaggio per lavoro, Sebastian ha giocato e aspettato pazientemente che noi adulti si finisse di ciacolare. Poi quando si e' reso conto che non ci schiodavamo, ha preso la mia borsa, e' venuto da me e ha afferrato Matt per un braccio facendo segno che era ora di tornare a casa!

Ok, e' stato bello, ma ora andiamo.

NUOVA ZELANDA E ITALIA

Uno dei miei capi mi ha mandato questa immagine via email l'altro giorno. Il tizio responsabile del GIS si e' reso conto che capovolgendo la mappa della Nuova Zelanda la forma e' piuttosto simile a quella dell'Italia. E le dimensioni sono quasi le stesse.

Simili eh?

06 giugno 2006

CONVERSAZIONI

Natale ha portato a Sebastian un giocattolo che fa impazzire tutti: una piccola rana di plastica che una volta caricata la molla fa una serie di capriole all’indietro e riatterra sempre perfettamente. Una cosa probabilmente costata pochi centesimi – era attaccata al fiocco di uno dei suoi regali di Natale – che da dicembre ha intrattenuto decine di bambini e una serie non quantificabile di adulti (la rana ha partecipato a parecchi dei miei meeting!)
Una settimana fa dei colleghi di Matt hanno organizzato un barbeque per i suoi genitori. Dopo esserci abbuffati di granchi e pesci unicorno ci stavamo rilassando stravaccati sulle sedie quando mi sono resa conto che Sebastian non era con il gruppo dei bambini. Stava invece accucciato in una zona semibuia del giardino e stava chiaramente parlando con qualcuno. Aguzzando la vista mi sono resa conto che il suo interlocutore era un’enorme rana che stava seduta circa un metro di fronte a lui e lo guardava con espressione tra il curioso e il perplesso. Lui parlava e parlava e gesticolava e lei ascoltava. Quando mi sono avvicinata mi sono resa conto che la sua serie di bla bla bla bla bla senza senso erano intercalati da due parole comprensibili: frog (che lui pronuncia fuck... no comment) e jump, quest’ultima accompagnata da un chiaro movimento delle braccia indicante la capriola!!! Povera rana, non mi sorprende che avesse un’espressione perplessa. E deve averci provato a dare un senso a tutto quel gesticolare, perche’ la conversazione e’ andata avanti per un bel pezzo, finche' la piccola Saia non e' andata a reclamare il suo compagno di giochi preferito.
Saia, la piu' piccola dei cinque figli dei nostri amici - lei micronesiana, lui giapponese - e' nata un mese dopo Sebastian.

29 maggio 2006

LUNEDI' AD ANT

Visto che i genitori di Matt si trovano a Pohnpei e un paio di colleghi from The Nature Conservancy sono di passaggio, abbiamo organizzato una giornata ad Ant, l'atollo che si trova a circa 6 km da Pohnpei. Armati di attrezzatura, un cooler pieno di cibo e bevande e tonnellate di crema solare, otto di noi (incluso Matt, siamo infatti riusciti a schiodarlo dalla scrivania!) si sono imbarcati per quella che e' stata una giornata assolutamente perfetta.
Cielo assolutamente e stranamente blu, mare tra le due isole piatto come l'olio -- una assoluta rarita', tanto che i viaggi sono limitati al minimo per via delle acque non proprio tranquille -- e, sorpresa assoluta, incontri con i delfini sia all'andata che al ritorno.
Li abbiamo visti saltare e il pilota ha virato verso di loro tra le nostre urla. Una volta incrociati i delfini si sono comportati in un modo che non avevo mai visto: facevano a gara a nuotare veloci quanto la barca e a stare proprio davanti alla prua, spingendosi l'un l'altro per poi saltare proprio davanti a noi. Ne abbiamo contati circa 30. Velocissimi, sotto l'acqua piatta e transparente si vedevano benissimo ed era chiaro che si stavano divertendo almeno quanto noi. Entrambe le volte la gara e' durata almeno una quindicina di minuti!
Durante il viaggio di andata il sole avrebbe permesso foto bellissime, ma ci siamo trovati totalmente impreparati. Questa e' una delle poche foto che sono riuscita a scattare con la mia macchina.
Al ritorno purtroppo la luce non era ideale, ma la fotografa professionista che avevamo a bordo ha tirato fuori la megamacchina e le foto qui sotto, anche se un po' scure, sono stupende.
Un fantastico primo piano.
Impossibile non ammirare l'incredibile velocita' e i salti!
Da notare i due delfini sott'acqua in basso nella foto. Talmente vicini che li si poteva toccare.

Stesa sulla punta della barca mi godo la quiete della laguna. In mattinata e al tramonto i colori sono brillantissimi, mentre la luce di meta' giornata -- forte e perpendicolare, siamo all'equatore in fondo! -- sbiadisce e appiattisce tutto.
Pausa pranzo all'interno dell'atollo. Le acque della laguna sono sempre tranquille se paragonate al mare esterno. La pausa doveva durare una mezz'ora ma il luogo e l'atmosfera erano talmente belli che abbiamo finito per chiacchierare seduti nell'acqua per quasi due ore.
Ant e' famoso per le "giant clams" le enormi vongole che possono raggiunger il metro di larghezza e vivere per oltre 40 anni. Sono una specie protetta, ma purtroppo sono anche una prelibatezza e finiscono per attirare i pescatori piu' irrispettosi. Qui eccone due di dimensioni ancora ridotte -- circa una ventina di cm -- ma dai colori brillanti. Si nutrono infatti di minerali diversi e l'interno di conseguenza e' sempre una sorpresa. Si vede bene quella blu elettrico a destram un po' meno quella viola di fianco a sinistra.
Matt osserva il fondo del canale di accesso all'atollo, dove uno squalo di barriera lungo circa un metro si aggira indisturbato