09 novembre 2005

Da che l’uomo ha raggiunto queste terre la storia si è trasmessa solo oralmente. Il Preservation Office dello stato sta trascrivendo la storia orale prima che venga persa per sempre, ma quando i primi europei arrivarono quaggiù Nan Madol era già disabitato da un secolo. Ce ne vollero altri due prima che un ufficiale tedesco si prendesse la briga di trascrivere le storie che udiva, ed altri centocinquant’anni prima che lo stato si desse all’azione.
Per quanto lontana nel tempo e priva di dettagli, la storia orale ha tuttavia trovato svariate conferme negli studi archeologici e negli esami delle rocce al radiocarbonio. Pare che i due fratelli fondatori di Nan Madol – arrivati per mare intorno all’anno 1000 da una non identificata terra ad ovest – scelsero questo luogo come centro religioso, e convinsero parte della popolazione a costruire le prime isole ed edifici. I loro discendenti dominarono Pohnpei attraverso un sistema mezzo religioso e mezzo amministrativo per secoli. Senza bisogno di un solo soldato. Com’è che la gente di Pohnpei – un’isola di ben 355 km quadrati, coperta di montagne e altamente impenetrabile – si sia volontariamente fatta governare da qualcuno relegato su delle isole artificiali rimane un punto interrogativo. La storia orale parla di rispetto per la religione combinato ad uno spirito altamente competitivo tra le varie zone dell’isola che portò gli abitanti a fare a gara per costruire le isole e gli edifici migliori.
Ma, come spesso succede, da dinastia diventò sempre più autoritaria e sfociò nella crudeltà e nella mancata redistribuzione dei prodotti della terra, un peccato mortale laddove la terra è così rara. La storia dice che la dinastia crollò sotto l’attacco dell’eroe Isokelekel, giunto da un’ignota terra ad est con 333 guerrieri. Isokelekel dichiarò la fine della monarchia assoluta e decentralizzò il potere tra cinque Nanmwarki (il più alto titolo tra i capi tradizionali), ognuno a capo di una vasta zona dell’isola. Incredibile ma vero, il sistema esiste tutt’ora.

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